Prime comunioni 2020

Vi ricordiamo che domenica prossima, 27 Settembre, vivremo il dono della prima comunione ai nostri ragazzi che si sono preparati lo scorso anno.

Per dare modo loro di celebrare in tutta sicurezza e serenità, assieme ai loro familiari ed amici questo momento così importante, sono stati divisi in tre gruppi.

Verranno infatti celebrate tre sante Messe, alle ore 10.00, alle ore 11:00 ed alle 12:00 nella chiesa dei Frati, appositamente per questo evento di grazia e comunità.

Seguono le indicazioni:

Lettera “cartolina” pastorale dell’Arcivescovo

“Entrò per rimanere con loro” (Lc 24,29)

Cartolina pastorale 2020-2021

(Indirizzo) Alle comunità cattoliche dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola LLSS

Cari amici,

la pandemia sta interrogando la nostra fede, le abitudini pastorali e il senso stesso della vita. Soprattutto nei mesi del lock down ha seminato morte e malattia ed è entrata nelle case iniettando paure e lutti. Ha svelato però dei tesori nascosti: la generosità di chi ha assistito e curato il prossimo, la dedizione di chi ha consolato, la fedeltà di chi ha potuto e dovuto proseguire il lavoro o reinventarne le modalità, e la creatività pastorale di presbiteri, diaconi, consacrati e laici, che si sono resi presenti ai più fragili: con l’assistenza materiale, con il sostegno morale, con proposte “a distanza”, con la predicazione della parola di Dio e la celebrazione eucaristica.

La pandemia, che continua ad espandersi nel mondo, ha poi evidenziato gli squilibri mondiali, confermando le disparità tra coloro che possono prevenire o curare le malattie e coloro che sono privi di mezzi per farlo. Ha confermato la connessione a doppio filo tra gli stili umani e l’ambiente, richiamandoci la responsabilità di custodire il creato, perché il creato ci custodisca. Ci ha rammentato, come ha detto papa Francesco, che siamo tutti sulla stessa barca: alcuni magari riparati sottocoperta e altri più esposti sul ponte. Nessuno è comunque immune e inattaccabile, se basta un virus microscopico, 600 volte più piccolo del diametro di un capello, per mandare in crisi l’intera popolazione del pianeta.

Colui che conta anche i capelli del nostro capo, però, ci ha detto di non temere chi uccide il corpo e non può uccidere l’anima (cf. Mt 10,28). Non è l’illusione di un sognatore: è la fede nel regno di Dio che inizia già ora a piantarsi nella storia ad opera di chi pratica carità e giustizia. Gesù risorto apre varchi di vita là dove regnava la morte. “Entrò per rimanere con loro”, la sera stessa di quella domenica in cui la pietra sepolcrale era stata ribaltata. Ad Emmaus, villaggio misterioso che simboleggia tutti i nostri villaggi, due discepoli gli hanno chiesto di rimanere con loro, perché “si fa sera”. Travolti dagli avvenimenti degli ultimi giorni, avevano prima sperato in un Maestro affascinante e ne avevano poi registrato il fallimento. Erano così amareggiati da non poterlo neppure riconoscere. E lui accetta l’invito: dopo il lungo dialogo, entra nella loro casa, spezza il pane e scompare. Resta con loro, ma senza ingombrare la casa. Rimane con loro da risorto, inviandoli ad annunciare. La presenza del Signore non priva della responsabilità i discepoli, ma la riattiva. E capiscono che la croce, la morte e il sepolcro sono solo parole penultime.

Fermarsi o ripartire? Rimanere in casa o mettersi in cammino? Gesù in realtà non contrappone mai i due atteggiamenti. L’esistenza cristiana respira contemplazione e azione, ascolto e servizio, preghiera e carità: è un circolo virtuoso, che anche in questo difficile periodo mostra la sua vitalità. Questo è tempo di ascolto, nei centri parrocchiali, nelle case e nei luoghi di cura, per accogliere le narrazioni delle esperienze degli ultimi mesi – dubbi, fatiche, speranze, scoperte – e rischiararle alla luce del Vangelo; ed è tempo di annuncio, celebrazione e servizio, per donare a tutti la bellezza della parola di Dio, il nutrimento dell’eucaristia, la prossimità della condivisione fraterna.

Durante il lock down le nostre comunità hanno portato avanti, nei modi consentiti, l’assistenza alle persone bisognose. I primi mesi di ripresa delle celebrazioni liturgiche hanno poi registrato nelle chiese un generale rispetto delle norme igienico-sanitarie; le parrocchie si sono dimostrate capaci di affrontare con serenità e rigore la permanente situazione di emergenza. Le proposte di animazione estiva sono andate incontro alle necessità di molte famiglie, permettendo a tanti bimbi e adolescenti di incontrarsi di nuovo, giocare, correre: il tutto nell’osservanza delle disposizioni. Ora ripartirà anche la catechesi, i cui calendari verranno decisi dalle singole comunità cristiane; l’andamento della scuola, che in questi giorni riprende, sarà sicuramente un indicatore anche per le iniziative comunitarie nelle quali si riuniscono bambini, ragazzi, giovani e adulti. Le parrocchie

sceglieranno quando e come celebrare le prime confessioni, le prime comunioni e le cresime, recuperando anche le celebrazioni sospese nei mesi scorsi.

“Entrò per rimanere con loro”. È una presenza discreta e propositiva, entra nella casa solo su invito, compie il semplice gesto della condivisione del pane: Gesù, come al solito, traccia lo stile per i suoi discepoli, per noi. Lo stile della relazione diretta ma non invasiva, intensa ma non dilagante. Li lascia liberi, così liberi che solo quando scompare capiscono che è lui. Ma prima “rimane” con loro, li ascolta, li incoraggia, li nutre, rinnova il dono del suo corpo, li conforta. Se c’è una cosa che tutti stiamo cercando di imparare dall’esperienza della pandemia è la riscoperta dell’essenziale; e l’essenziale ha a che fare con le relazioni. Ne abbiamo patito l’assenza e le restrizioni, ci sono mancati gli incontri “in presenza” – i collegamenti “da remoto”, per quanto utili, non sopperiscono all’assenza del corpo – e abbiamo compreso una volta di più che tutto è dono e non è diritto acquisito: la salute, la passeggiata, il caffè al bar, la visita ai propri cari, lo sport, la scuola e persino la Messa. Sarebbe un peccato se ora dimenticassimo che tutto è dono e ricominciassimo semplicemente come se dovessimo chiudere una parentesi. Le crisi servono anche per crescere e cambiare.

Ritrovare l’essenziale, anche nella pastorale, significa puntare sui nuclei della vita cristiana: annuncio, eucaristia, preghiera, comunione (cf. At 2,42). Nuclei alcune volte annegati nelle dispute, nelle critiche e nei contrasti. È sempre purtroppo attuale la divisione della comunità di Corinto, biasimata dall’Apostolo, dove i battezzati parteggiavano, chi per Paolo, chi per Apollo, o per Cefa, chi… per Cristo (cf. 1 Cor 1,12-13). Magari organizzavano anche iniziative benefiche, ma poi le avvelenavano con le loro discordie e finivano per allontanare, anziché attrarre. Come faranno poi i famosi quattro capponi portati al dottor Azzeccagarbugli, i quali, benché già provati dalle scosse inflitte loro nel tragitto dall’agitato Renzo, si beccavano a vicenda, “come accade troppo sovente tra compagni di sventura”. Le energie profuse nei reciproci attacchi sono energie sottratte all’annuncio del Vangelo e alla carità. La sanificazione delle relazioni comunitarie comincia dalla lingua: più silenzio, preghiera, ascolto, servizio, e meno mormorazioni. Più accoglienza e cura degli ultimi – alcuni resi ancora più fragili dalla pandemia – e meno impegno per il “fuoco amico”. Più frequentazione dei deboli, dei malati, degli emarginati, dei poveri, e meno passione per le polemiche sterili e per gli sfoghi risentiti.

A proposito di essenzialità: la nostra diocesi sta procedendo, in maniera collegiale, a snellire qualche struttura pastorale, a ridimensionare alcuni progetti, a semplificare l’assetto territoriale delle parrocchie. Per il resto, “le incognite di questo tempo esigono che si resista alla tentazione di preparare progetti pastorali troppo dettagliati. Siamo invitati a dedicare tempo sufficiente ai consigli pastorali e ai vari organismi di partecipazione attiva per interrogarci insieme su che cosa è necessario” (Ufficio Catechistico Nazionale, Ripartiamo insieme, 3 settembre 2020). Il covid-19 ha accelerato dei processi già in atto, abbozzati nella Lettera pastorale sulla famiglia (2016-17), nelle due sulla parrocchia (2017-18 e 2018-19) e nell’ultima sull’iniziazione cristiana (2019-20): recupero delle chiese domestiche, di comunità missionarie, di catechesi esperienziali. Con le dovute integrazioni, gli orientamenti raccolti nelle quattro Lettere – frutto di prolungati cammini sinodali – sembrano ancora validi. Per rispettare la scelta dell’essenzialità, ho scritto al posto della Lettera pastorale questa Cartolina pastorale, immaginando che nessuno reclami un testo più lungo e sapendo che tutti sono già impegnati nella ripresa delle attività parrocchiali ordinarie, che sono il tessuto prezioso e fondamentale della vita della Chiesa. Il Signore “entra per rimanere con noi”, per farci compagnia e restituirci il coraggio della speranza: questa è l’unica certezza che dà spessore e contenuto alla nostra fede.

Modena, 14 settembre 2020
Festa dell’Esaltazione della Santa Croce

Benedizione degli Zaini scolastici

Vi invitiamo, Ragazzi e famiglie prossime alla ripresa della scuola, Domenica 13 settembre alla Santa Messa delle ore 10:00.

Al temrine reciteremo la preghiera per l’inizio dell’anno scolastico e benediremo gli zaini dei ragazzi!!

Non dimenticate di portare lo zaino!!! vi aspettiamo

PREGHIERA PER LA SCUOLA

Anno scolastico 2020/2021 nei tempi della pandemia

Padre nostro, che sei nei cieli

,benedici tutti noi che siamo tuoi figli in Gesù

benedici tutti i giorni dell’anno scolastico.

Vogliamo vivere nella tua grazia: donaci fede, speranza, carità.

Ogni giorno di questo anno scolastico,nelle speranze e difficoltà presenti,sia benedetto, sereno, ricco di bene per potenza di Spirito Santo.

Sia benedetto il lunedì,

con la grazia degli inizi,

il desiderio del ritrovarsi,

la sconfitta del malumore.

Sia benedetto il martedì,

per la curiosità e la gioia di imparare,

per la passione e il gusto di insegnare.

Sia benedetto il mercoledì,

per la fierezza e la nobiltà di affrontare le sfide e la fatica e vincere la pigrizia.

Sia benedetto il giovedì,

per l’amicizia, la buona educazione e la correzione dei bulli e dei prepotenti.

Sia benedetto il venerdì,

per la fiducia contro lo scoraggiamento,

per la semplicità nell’aiutare e farsi aiutare.

Sia benedetto il sabato,

per la promessa degli affetti familiari e del riposo.

Sia benedetta la domenica, il tuo giorno, Signore!,

per la serenità, la consolazione della preghiera per vivere la nostra vocazione.

Padre nostro che sei nei cieli,

sia benedetto ogni tempo, occasione per il bene,

ogni incontro, vocazione a servire e ad amare,

ogni ora di lezione, esercizio di intelligenza, volontà, memoria

per percorsi di sapienza.

Benedici tutti noi,

benedici le nostre famiglie,

benedici la nostra scuola.AMEN

Accogliamo don Marcin Sternal, nuovo cappellano

Ci prepariamo ad accogliere nelle nostre comunità il nostro nuovo cappellano che si aggiunge a don Davide e a don Andrzej nel servizio alle nostre comunità.

Don Marcin (lo chiameremo don Martino) nasce il 9 settembre 1988 a Breslavia in Polonia.

Diventa diacono il 7 Dicembre 2013 Sempre a Breslavia dove poi viene ordinato Presbitero il 24 Maggio 2014.

Laureato nella pontificia università Teologica di Breslavia, camicia il ministero pastorale nel 2014 nella parrocchia di san Nicola a Brzeg.

Arriverà a Pavullo il 5 Settembre e presiederà la Messacon la quale gli daremo il nostro benvenuto il giorno 6 settembre alle ore 18:00 in San Bartolomeo

Dal 5 Settembre riprendiamo le celebrazioni Festive nelle nostre chiese

Da Sabato 5 settembre le sante Messe festive e prefestive riprendono nelle chiese parrocchiali. Per chi lo desidera rimarrà celebrata all’aperto la santa Messa delle ore 9:00 presso la grotta di Lourdes (in chiesa Santa Croce in caso di pioggia). Prosegue anche la celebrazione della santa Messa delle ore 19:30, sempre presso la chiesa di santa Croce (frati) che verrà poi sospesa in autunno.

Festa del Patrono 2020

Il programma delle festività patronali di quest’anno vede una notevole restrizione degli eventi e delle attività connesse alla festa del patrono.

Rimangono:

Santa Messa al cimitero in ricordo di tutti i cari defunti della comunità:

martedì 18 Agosto alle ore 19:00 al cimitero cittadino

Adorazione Eucaristica Cenacolo di lode:

Mercoledì 19 Agosto alle ore 21:00 in San Bartolomeo

Presentazione del Libro Chiese e Oratori nel pavullese:

Giovedì 20 Agosto ore 20:00 Giardini di Palazzo Ducale

Festa del patrono:

Lunedì 24 Agosto

Celebrazioni eucaristiche del mattino: ore 10 ed 11

Adorazione eucaristica ore 16:30

Solenne recita dei Secondi vespri ore 17:30

Santa Messa presieduta da Mons Arcivescovo Erio Castellucci e benedizione alla città, ore 18:00.

Perdono di Assisi 2020

IL PERDONO D’ASSISI, COS’È E COME FUNZIONA

Si tratta di un’indulgenza plenaria che può essere ottenuta in tutte le chiese parrocchiali e francescane dal mezzogiorno del 1º agosto alla mezzanotte del 2 e tutti i giorni dell’anno visitando la Chiesa della Porziuncola di Assisi dove morì San Francesco. Il Poverello ottenne l’indulgenza da papa Onorio III il 2 agosto 1216 dopo aver avuto un’apparizione presso la chiesetta

La maestosa Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, costruita su interessamento di S. Pio V a partire dal 1569 e che sorge a circa quattro chilometri da Assisi, racchiude tra le sue mura l’antica cappella della Porziuncola, legata alla memoria di San Francesco d’Assisi. Oggi sulla sua facciata c’è un affresco raffigurante l’istituzione del Perdono di Assisi, opera di G. F. Overbek di Lubecca (1829-1830), il quale ha così voluto decorare quell’insigne luogo.

COME NASCE IL “PERDONO D’ASSISI”?

Proprio alla Porziuncola il Santo d’Assisi ebbe la divina ispirazione di chiedere al papa l’indulgenza che fu poi detta, appunto, “della Porziuncola o Grande Perdono”, la cui festa si celebra il 2 agosto.

È il diploma di fr. Teobaldo, vescovo di Assisi, uno dei documenti più diffusi, a riferirlo. S. Francesco, in una imprecisata notte del luglio 1216, mentre se ne stava in ginocchio innanzi al piccolo altare della Porziuncola, immerso in preghiera, vide all’improvviso uno sfolgorante chiarore rischiarare le pareti dell’umile chiesa. Seduti in trono, circondati da uno stuolo di angeli, apparvero, in una luce sfavillante, Gesù e Maria. Il Redentore chiese al suo Servo quale grazia desiderasse per il bene degli uomini. S. Francesco umilmente rispose: “Poiché è un misero peccatore che Ti parla, o Dio misericordioso, egli Ti domanda pietà per i suoi fratelli peccatori; e tutti coloro i quali, pentiti, varcheranno le soglie di questo luogo, abbiano da te o Signore, che vedi i loro tormenti, il perdono delle colpe commesse”.
“Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.Giotto, San Francesco davanti a Onorio III, Basilica Superiore di Assisi

LA RICHIESTA A PAPA ONORIO III

Alle prime luci dell’alba, quindi, Francesco, prendendo con sé solo frate Masseo di Marignano, si diresse verso Perugia, dove allora si trovava il Papa. Sedeva sul soglio di Pietro, dopo la morte del grande Innocenzo III, papa Onorio III, uomo anziano ma molto buono e pio, che aveva dato ciò che aveva ai poveri. Il Pontefice, ascoltato il racconto della visione dalla bocca del Poverello di Assisi, chiese per quanti anni domandasse quest’indulgenza. Francesco rispose che egli chiedeva “non anni, ma anime” e che voleva “che chiunque verrà a questa chiesa confessato e contrito, sia assolto da tutti i suoi peccati, da colpa e da pena, in cielo e in terra, dal dì del battesimo infino al dì e all’ora ch’entrerà nella detta chiesa”. Si trattava di una richiesta inusitata, visto che una tale indulgenza si era soliti concederla soltanto per coloro che prendevano la Croce per la liberazione del Santo Sepolcro, divenendo crociati.

Il Papa, infatti, fece notare al Poverello che “Non è usanza della corte romana accordare un’indulgenza simile”. Francesco ribatté: “Quello che io domando, non è da parte mia, ma da parte di Colui che mi ha mandato, cioè il Signore nostro Gesù Cristo”. Nonostante, quindi, l’opposizione della Curia, il pontefice gli accordò quanto richiedeva (“Piace a Noi che tu l’abbia”). Sul punto di accomiatarsi, il Pontefice chiese a Francesco – felice per la concessione ottenuta – dove andasse “senza un documento” che attestasse quanto ottenuto. “Santo Padre, – rispose il Santo – a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”. L’indulgenza fu ottenuta, quindi, “vivae vocis oraculo”.PUBBLICITÀ

QUANDO VENNE ISTITUITA UFFICIALMENTE?

Il 2 agosto 1216, dinanzi una grande folla, S. Francesco, alla presenza dei vescovi dell’Umbria con l’animo colmo di gioia, promulgò il Grande Perdono, per ogni anno, in quella data, per chi, pellegrino e pentito, avesse varcato le soglie del tempietto francescano. Nel 1279, il frate Pietro di Giovanni Olivi scriveva che “essa indulgenza è di grande utilità al popolo che è spinto così alla confessione, contrizione ed emendazione dei peccati, proprio nel luogo dove, attraverso san Francesco e Santa Chiara, fu rivelato lo stato di vita evangelica adatto a questi tempi”.

A QUALI CONDIZIONI SI PUÒ OTTENERE L’INDULGENZA?

  • Ricevere l’assoluzione per i propri peccati nella Confessione sacramentale, celebrata nel periodo che include gli otto giorni precedenti e successivi alla visita della chiesa della Porziuncola, per tornare in grazia di Dio;
  • partecipare alla Messa e alla Comunione eucaristica nello stesso arco di tempo indicato per la Confessione;
  • visitare la chiesa della Porziuncola dove si deve rinnovare la professione di fede, mediante la recita del Credo, per riaffermare la propria identità cristiana, e recitare il Padre Nostro, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
  • recitare una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice. Normalmente si recita un Pater, un’Ave e un Gloria; è data tuttavia ai singoli fedeli la facoltà di recitare qualsiasi altra preghiera secondo la pietà e la devozione di ciascuno verso il Papa.

IN QUALI GIORNI SI PUÒ OTTENERE IL “PERDONO D’ASSISI”?

Nel santuario della Porziuncola, ad Assisi, grazie anche ad uno speciale decreto della Penitenzeria Apostolica datato 15 luglio 1988 (Portiuncolae sacrae aedes) si può lucrare l’indulgenza, per sé o per i propri defunti,alle medesime condizioni, durante tutto l’anno, una sola volta al giorno.

Mentre in tutte le chiese parrocchiali e le chiese francescane sparse nel mondo si può lucrare dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto di ogni anno.

COS’È L’INDULGENZA?

Nel Catechismo della Chiesa cattolica (nn. 1478-9) si legge: «L’indulgenza si ottiene mediante la Chiesa che, in virtù del potere di legare e di sciogliere accordatole da Gesù Cristo, interviene a favore di un cristiano e gli dischiude il tesoro dei meriti di Cristo e dei santi perché ottenga dal Padre delle misericordie la remissione delle pene temporali dovute per i suoi peccati. Così la Chiesa non vuole soltanto venire in aiuto a questo cristiano, ma anche spingerlo a compiere opere di pietà, di penitenza e di carità [Cfr. Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina, 8; Concilio di Trento: DS 1835].

Poiché i fedeli defunti in via di purificazione sono anch’essi membri della medesima comunione dei santi, noi possiamo aiutarli, tra l’altro, ottenendo per loro delle indulgenze, in modo tale che siano sgravati dalle pene temporali dovute per i loro peccati. Mediante le indulgenze i fedeli possono ottenere per se stessi, e anche per le anime del Purgatorio, la remissione delle pene temporali, conseguenze dei peccati. (CCC 1498)»

Sagra della Madonna del Rosario

Anche quest’anno, nonostante la particolarità del momento, abbiamo deciso di festeggiare la nostra festa parrocchiale. Il programma si è ristretto a Domenica per ovvi motivi ma l’intenzione di vivere un momento forte di comunità e di fede c’è tutta. Vi aspettiamo.

secondo Incontro rassegna al Pozzo: Timoteo e Febe

Timoteo e Febe, 

diaconi del Nuovo Testamento

Pavullo, 30 giugno 2020

Domande di partenza 

  • ricordiamo dei diaconi biblici? 
  • i ministri antichi e gli attuali si possono paragonare? 
  • chi ha evangelizzato il Mediterraneo? 

1. Timoteo diacono 

o collaboratore di Dio (1Ts 3,2)

La comunità di Tessalonica fu evangelizzata e subito sottoposta a prove di confusione e divisione. Paolo invia Timoteo per confermare la fede e consolidare lʼamore. Lo presenta così:

ton adelphon hēmōn kai synergon tou Theou nostro fratello e collaboratore di Dio (1Ts 3,2).

«Nostro fratello» evoca la relazione di fede e ministero. Quanto al secondo titolo, alcuni manoscritti, seguiti dalla traduzione della CEI riportata, hanno, sì, synergon-collaboratore, ma molti altri diakonon, titolo più probabile. Lʼapposizione di Dio (invece che i prevedibili mio o nostro diacono), crea problemi ai copisti ma lo qualifica rispetto ai destinatari. 

Paolo inaugura uno schema a tre elementi: annuncio del corriere, sua raccomandazione e indicazione dʼincarico. C’erano già diaconi messaggeri e altri ne verranno. 

Il significato del titolo: un apostolo associabile a Paolo quanto uno che adempie una sua richiesta: un diacono incaricato. Apostolicità comune e distinzione di ministeri si compenetrano lʼuna lʼaltra. 

Nella Lettera ai filippesi Paolo dice che Timoteo gli ha dimostrato sintonia di fede e ministero, dopo diversi collaboratori strumentali (1,17), e «ha servito il vangelo insieme con me» (2,20ss). 

2. Febe, sorella e diacono

(Rm 16,1-2)

Paolo scrive ai Romani facendo capire che Febe dovrà leggere la lettera:

Synistēmi de hymin Phoibēn tēn adelphēn hēmōn, ousan [kai] diakonon tes ekklesias tes en Kencreais. Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è al servizio della Chiesa di Cencre. 

«Nostra sorella» indica che condivide fede e annuncio. Una traduzione che non penalizza le donne: «che è anche diacono della Chiesa che si trova a Cencre». 

Cencre era il porto da cui Paolo salpò per la Siria e di quella comunità ecclesiale Febe era una diacono; negli Atti degli apostoli egli vi sosta due volte. Ciò poté favorire in lei la conoscenza dell’apostolo e lo studio della lettera, la cui complessità non ha pari. 

Viene poi la richiesta di assistenza: «Accoglietela nel Signore, come si addice ai santi, e assistetela in qualunque cosa possa avere bisogno di voi, anch’essa infatti ha protetto molti, e anche me stesso». Il primo invito conta sulla comunione in Cristo e va connesso con il secondo che evoca la diaconia dei poveri. Il termine del proteggere indica chi assiste viaggiatori in difficoltà. 

Una volta a Roma, Febe avrebbe parlato ad alcuni capi giudei che credevano in Gesù, per cultura più che mai affiatati con la storia d’Israele. Ciò sorprende e fa chiedere: perché Paolo non inviò un maschio e un apostolo? Vi sono alcune ragioni di natura teologica e possono manifestare una rivelazione.

In Rm 16, altre frasi descrivono donne che Paolo chiede ai credenti romani di salutare, includendole fra i destinatari ma Paolo pone Febe dalla sua parte e ciò appare attribuzione d’autorità. Mancano le specificazioni dellʼufficio ma si legge una rappresentanza. 

3. Lettere pastorali

Il capitolo 3 della Prima a Timoteo presenta le caratteristiche indispensabili di aspiranti «episcopo» (vv. 1-7), «diaconi» (vv. 8-10.12-13) e «donne» (v. 11), unʼosservazione (vv. 14-15) e un frammento dʼinno (v. 16). Lo specchio dei diaconi riprende quello dell’episcopo. Le virtù universali valorizzano lʼumanità dei diaconi e ne delineano un profilo idoneo alle soglie. Si caldeggiano anche virtù cristiano-ministeriali per farli contribuire al mistero «della fede». 

1Tm 3,11 ne indica quattro per le «donne»: 

Gynaikas hōsautōs semnas, mē diabolous, nēphalious, pistas en pasin.Allo stesso modo le donne siano persone degne, non maldicenti, sobrie, fedeli in tutto. 

Sembrano delle diacono ma il titolo manca. Hanno una missione diversa da Febe, di educazione. 

Timoteo diacono esplicito in 1Tm 4,6:

kalos esē diakonos Christou Iēsou sarai un buon ministro di Cristo Gesù. 

Si rilevano cinque legami lessicali fra i diaconi del capitolo 3 e questi (kalos, pisteōs, eusebeias, mysterion, diakonos) e legami tematici, e ciò sollecita a leggere diakonos come là. 

Nella Seconda a Timoteo emergono notizie su tenuta parziale, stanchezza o anche uscita dal ruolo di Timoteo. Non era in grado di svolgere una missione da apostolo ma è un-responsabile-che-agisce-con-una-guida, un diacono che un pastore motiva quanto rispetta. 

Alla fine

Timoteo e Febe sono dei diaconi? 

Non diaconi come oggi li vediamo o potremmo prevedere ma chiunque fosse una diacono o un diacono nella Tradizione apostolica, loro lo erano. 

Quanto alle diacone, che la Tradizione ne conosca una o più è importante ma attiene l’autorità decidere. Quanto ai diaconi, un ministero ricco di responsabilità come quello di Timoteo parla.

Rassegna estiva di incontri “Al Pozzo”

Durante il periodo estivo come parrocchia lanciamo una rassegna di incontri culturali e formativi.

Nei martedì che verranno, nel chiostro del Convento dei frati, si svolgeranno alle ore 21.00 una serie di conferenze.

Vi diamo notizia delle prime tre serate:

Martedì 23 Giugno: “Gli edifici Chiesa e la modernità: arte, rifunzionalizzazione, riutilizzo: dove andremo a finire?

Martedì 30 Giugno: Timoteo e Febe, diaconi del Nuovo Testamento.

Martedì 7 Luglio: Presentazione del Libro “Questo è di seguir Cristo nel suo regno” Chiese ed oratori del Pavullese: Intervengono Livio Migliori, accademia dello Scoltenna; Francesco Marzani ed Andrea Pini, autori.