Commento alle letture del Giovedì Santo

Giovedì santo 9 aprile 2020

Dal libro dell’Esodo (Es 12,1-8.11-14)

In quei giorni, il signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto: «questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne. 

Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del signore. 

In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

Note di commento alla prima lettura

Bagnare la porta con il sangue dell’agnello serve a segnalare all’angelo che passerà che quella è una casa di oppressi che devono lasciare tutto, gente da salvare, non degli oppressori, quelli che l’angelo dovrà colpire. 

Si tratta dunque di purificare le porte con il sangue che rappresenta la donazione che nutre la famiglia. E’ un dramma partire e non voltarsi indietro eppure è qualcosa di secco, di salutare, non come quei drammi tira e molla delle relazioni avvelenate dall’egoismo. 

Le relazioni ripartono nel pellegrinaggio, perché la scelta di partire è data dalla necessità, dalla volontà di Dio che i padri e le madri sottoscrivono, in ascolto dei leaders della comunità. 

Bisogna andare, e l’agnello lo si mangerà di nuovo, dove si arriverà, per celebrare questa salute, questo rinnovamento della vita, questa partenza. Che è anche cesura, necessità, accoglienza delle priorità di Dio, responsabilità di adulti. 

Dalla Prima lettera ai Corinzi di Paolo (1Cor 11,23–26)

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15)  

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».

Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Commento al Vangelo

Il Quarto vangelo non racconta l’istituzione dell’eucaristia come Paolo (seconda lettura) e gli altri Vangeli ma trasmette le parole di benedizione sul pane nel racconto noto come la moltiplicazione dei pani (Gv 6). Conosce dunque questa tradizione ma dell’ultima cena ricorda la lavanda dei piedi. 

Gli altri presentano a loro volta la dimensione diaconale, in alcune parole successive al racconto della Cena, specie Luca che ricorda le parole di Gesù diacono (Lc 22,27). Luca ha anzi composto con parole di Gesù e dei discepoli un dialogo che segue la Cena, che Giovanni allarga. 

La lavanda dei piedi istituisce l’eucaristia nella sua dimensione diaconale, cioè di servizio, parallela a quella liturgica, cioè dei riti.

I fatti di cui parlano avvengono «prima della festa di pasqua», non la vigilia del sabato, come facevano tutte le famiglie di Gerusalemme, ma il giovedì sera. Perché? Per le minacce che la polizia del Sinedrio esercitava sul gruppo di Gesù; perché farlo il venerdì sera come tutti, li avrebbe esposti all’arresto. 

Il segno che il narratore trasmette è la lavanda dei piedi che Gesù, di punto in bianco, compie a metà della Cena. Era d’uso che un servo o una serva la facesse all’inizio, e probabilmente ebbe luogo, appunto, all’ingresso nella sala, ma Giovanni non la ricorda. Al centro della Cena non ha il senso della purificazione rituale, ma uno che occorre comprendere. Vediamo come in un giallo.

Gesù depone le vesti (fisiche e simboliche, quelle del capo) si cinge (verbo della prima lettura) l’asciugatoio e passa (verbo dell’angelo nella prima lettura) dai discepoli con il catino pieno d’acqua e solleva la domanda sul significato del gesto. A dirlo, e lo ringraziamo per averlo fatto, chi è se non Pietro? Ma facciamolo aspettare un momento e torniamo da Gesù. 

Cosa fa? Il servo; il servo che, nei simposi del tempo, faceva sapere ai commensali qualcosa che il padrone di casa faceva filtrare. I banchetti erano occasioni di relax ma anche di strategia, di intese fra persone che influivano sulla società; un servo saggiava gli umori e faceva trapelare un’intenzione, per permettere al padrone di fare una proposta senza sciuparla. 

Tenendo conto di questi elementi storico-culturali, si capisce che Gesù prima pone il segno che interpella poi fa il discorso, riprendendo le vesti, da capo, sulla diaconia dei peccatori. Immaginiamo che avesse solo parlato senza aver lavato i piedi… è come un discorso di quel padrone di casa che non ottiene il consenso perché non l’ha preparato. 

Pietro per primo si coinvolge mettendo in chiaro la sua resistenza, facendo una domanda che serve a Gesù più di un’obbedienza. Cosa chiede? Domanda: «”Tu lavi i piedi a me?!”». Vuole Gesù lavarlo quando è logico il contrario? Vuole lavargli i piedi come agli altri quando è il suo fiduciario? 

Alla prospettiva di perdere Gesù, Pietro obbedisce e chiede che Gesù gli faccia il bagno; che spontaneo che è! Veramente, lo è troppo, perché Gesù non vuole lavarlo tutto. Egli ha accolto la sua parola e questa l’ha già purificato. In queste parole noi lettori ravvisiamo il battesimo e la capacità della Chiesa di far bene, perchè sta unita con la fede al Signore. Il bisogno è preciso non massimalista, non c’è da cambiare tutto nella Chiesa o in Pietro, ma una cosa. 

Gesù riprende le vesti e inizia a esporre il progetto. Esso occuperà i capitoli da 13 a 17. Poi ci sarà la passione (cc. 18-19, che ascolteremo venerdì). I discepoli del Signore devono disporsi a servire e così faranno i fatti che solleveranno domande (“Perché fate questo bene?!”). Allora potranno chiedere alla società di smettere le minacce a danno dei diversi e di aiutare proprio coloro che avverte condannabili a riprendersi. 

La Chiesa dell’ultima cena ha forma domestica e sollecita la Chiesa a conoscere che è se stessa in ogni casa, prima che in quella casa che si è costruita per il raduno di tanti. Nelle case il Signore Gesù serve «i suoi» e chiede loro di portare pazienza con i propri cari, di ospitare lo straniero, di chiedere e donare perdono, di trovare una stanza per un carcerato, di fare famiglia a un malato di mente, di adottare un bambino invece di metterne al mondo uno uguale a noi.

Se una Chiesa fa queste cose, le prediche che efficacia hanno? E’ già così grazie a quella cosa straordinaria che è la Caritas, che ringraziamo, e grazie a quelle persone che della diaconia sono i portatori sacramentali, i diaconi, che ringraziamo. E’ già così ma dobbiamo migliorare perché il giovedì santo è il giorno dell’eucaristia come servizio, come diaconia.  

Lettura dei racconti della Passione

Nei giorni di Lunedì, Martedì e Mercoledì Santo alle ore 19:00 abbiamo vissuto un appuntamento importante e toccante per la nostra comunità in cammino verso la Pasqua: la lettura dei tre racconti della Passione dei vangeli sinottici, Marco, Luca e Matteo.

Vi invitiamo, qualora non abbiate potuto seguirle a rivederle nel nostro canale youtube

Domenica delle Palme

DOM. 5 APRILE 2020 – DOMENICA DELLE PALME ANNO A

Chissà se qualcuno si ricorda che, domenica scorsa, abbiamo lasciato Gesù a Betania; chissà se qualcuno ricorda che, causa la risurrezione di Lazzaro, Gesù venne riconosciuto da alcuni Giudei e denunciato da altri (Gv 11,45s)!?

Nel fare di qualche giorno, il sinedrio si riunì e decretò la morte di Gesù mentre lui rimaneva a Efraim, nella valle del Giordano. Secondo Giovanni, che aderisce ai fatti riscontrabili, Gesù tornò poi a Betania e ricevette l’unzione da Maria. Poi con Lazzaro, forse le sorelle, di sicuro dei discepoli andò verso Gerusalemme; la cosa venne risaputa e una folla gli andò incontro con entusiasmo, anche per vedere Lazzaro di cui tutti parlavano. 

Ascoltiamo ora San Matteo, il vangelo che oggi introduce la processione con l’ulivo.

Vangelo secondo Matteo (cap. 21, versetti 1-11)

Mt 21,1-3 – QUANDO FURONO VICINI A GERUSALEMME E GIUNSERO PRESSO BÈTFAGE, VERSO IL MONTE DEGLI ULIVI, GESÙ MANDÒ DUE DISCEPOLI, DICENDO LORO: «ANDATE NEL VILLAGGIO DI FRONTE A VOI E SUBITO TROVERETE UN’ASINA, LEGATA, E CON ESSA UN PULEDRO. SLEGATELI E CONDUCETELI DA ME. E SE QUALCUNO VI DIRÀ QUALCOSA, RISPONDETE: IL SIGNORE NE HA BISOGNO, MA LI RIMANDERÀ INDIETRO SUBITO». 

In Matteo, Gesù mostra sovranità sugli eventi, dimostrando di sapere cosa accadrà ai discepoli che manda a cercare “un’asina, legata, e con essa il puledro”. Non subisce quello che accade e non casca nel tranello di esporsi troppo. 

Mt 21,4-7 – ORA QUESTO AVVENNE PERCHÉ SI COMPISSE CIÒ CHE ERA STATO DETTO PER MEZZO DEL PROFETA: «DITE ALLA FIGLIA DI SION: ECCO, A TE VIENE IL TUO RE, MITE, SEDUTO SU UN’ASINA E SU UN PULEDRO, FIGLIO DI UNA BESTIA DA SOMA».I DISCEPOLI ANDARONO E FECERO QUELLO CHE AVEVA ORDINATO LORO GESÙ: CONDUSSERO L’ASINA E IL PULEDRO, MISERO SU DI ESSI I MANTELLI ED EGLI VI SI POSE A SEDERE.

I discepoli assecondano la folla e Gesù, cautamente in quanto consapevole dei rischi, accetta di salire su un’asina e che gli facciano festa. Per chi conosce la Bibbia, quindi anzitutto per Gesù, è un movimento messianico ma, salendo sull’asina, Gesù l’interpreta come segno di mitezza e salvezza. L’asina è infatti, nel profeta Zaccaria (9,9), l’animale che il messia cavalca per portare la pace a Israele, alle nazioni e alla terra (Zc 9,10). 

Mt 21,8s – LA FOLLA, NUMEROSISSIMA, STESE I PROPRI MANTELLI SULLA STRADA, MENTRE ALTRI TAGLIAVANO RAMI DAGLI ALBERI E LI STENDEVANO SULLA STRADA. LA FOLLA CHE LO PRECEDEVA E QUELLA CHE LO SEGUIVA, GRIDAVA: «OSANNA AL FIGLIO DI DAVIDE! BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE! OSANNA NEL PIÙ ALTO DEI CIELI!».

I discepoli e, molto di più, la folla, acclamano «Osanna», un grido di vittoria (Sal 118,25s) «al figlio di Davide», cioè quel Salomone che diede gloria al suo popolo (1Re 1,33). Questo risponde all’entusiasmo ma tradisce aspettative nazionalistiche.

Nel presentare l’episodio, il “Primo vangelo” ne fa una scena di adesione a Cristo del vero Israele, il popolo libero dalle direttive dei capi: comunione con il suo re, che acclama Messia-Cristo. 

Mt 21,10s – MENTRE EGLI ENTRAVA IN GERUSALEMME, TUTTA LA CITTÀ FU PRESA DA AGITAZIONE E DICEVA: «CHI È COSTUI?». E LA FOLLA RISPONDEVA: «QUESTI È IL PROFETA GESÙ, DA NÀZARET DI GALILEA».

Anche Matteo, però, è cauto verso questo «consenso»: dice che «tutta la città fu presa da agitazione» e che la folla rispondeva «questi è il profeta». «Il profeta» è il profeta pari a Mosé che doveva venire, un’altra figura del messia ma, in Matteo 16,14, era sulla bocca della folla come uno di quelli con i quali essa parlava di Gesù. 

Che la folla acclami Gesù «il profeta», ora è insufficiente. Lui pensava a come salvare il suo popolo aiutandolo a comprendere la regalità di Dio; la folla pensa a chi vince e fa prodigi; i discepoli a cosa se ne può ricavare. 

Gesù, insomma, per rivelare la sua messianità si è sottoposto alle richieste dei discepoli, non senza intravedere l’esito della loro imprudenza, e della folla, non senza distinguersi dalla sua agitazione, e ha così mostrato che rimaneva sotto i pesi dei fratelli per salvarli. 

Come diceva Paolo: «Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli» (1Cor 9,22). 

L’immagine dell’asina richiama il giogo, pur leggero, del vangelo, che bisogna portare; Gesù lo raccomanda quando rivela «sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29) e quando chiede di “perseverare”. 

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Nel capitolo 49 di Isaia, Israele si lamenta perché si sente abbandonato ma il Signore gli ricorda che è la sua mamma e lo accudisce. Nella pagina che segue (la prima lettura della messa di oggi), chiamata “terzo canto del servo”, Israele parla con maturità e fede. 

Il servo da una parte è lo stesso popolo, dall’altra un testimone che Dio manda a Israele, uno che fa prevalere la sapienza, che attinge dalla Parola, sulle evidenze che, in questo momento, schiantano anche i più vigorosi.

Profeta Isaia (cap. 50, versetti 4-7)

Is 50,4 – IL SIGNORE DIO MI HA DATO UNA LINGUA DA DISCEPOLO, PERCHÉ IO SAPPIA INDIRIZZARE UNA PAROLA ALLO SFIDUCIATO. OGNI MATTINA FA ATTENTO IL MIO ORECCHIO PERCHÉ IO ASCOLTI COME I DISCEPOLI. 

Parla prima della propria parola “MI HA DATO UNA LINGUA DA DISCEPOLO”, perché ha ricevuto il dono di parlare sollevando chi è “SFIDUCIATO”; “prima” perché la Bibbia predilige i fatti ai sentimenti, e il terzo canto del servo apprezza come il discepolo più saggio il servo che si fa solidale. 

Parla poi della parola che (lo chiede al Signore) ascolta aprendo a lei l’orecchio il mattino presto. Questa parola gli annuncia anche una resistenza alle offese e alle botte. 

Is 50,5-6 – IL SIGNORE DIO MI HA APERTO L’ORECCHIO E IO NON HO OPPOSTO RESISTENZA, NON MI SONO TIRATO INDIETRO. HO PRESENTATO IL MIO DORSO AI FLAGELLATORI, LE MIE GUANCE A COLORO CHE MI STRAPPAVANO LA BARBA; NON HO SOTTRATTO LA FACCIA AGLI INSULTI E AGLI SPUTI. 

Avrebbe voluto ascoltare altro, ma Dio gli “HA APERTO L’ORECCHIO” con i dati di una realtà che è quella che è. 

Alcune frasi preparano il “quarto canto”, quello più noto che si ascolta nella Liturgia del venerdì santo (Is 52,13–53,12). Già in questo, il servo capisce di non potersi tirare indietro. 

Le espressioni sul dorso colpito richiamano altre che riguardano la persecuzione del giusto: “Sul mio dorso hanno arato gli aratori, / hanno scavato lunghi solchi” (Salmo 129,3); “Tu facevi del tuo dorso un suolo / e una strada per i passanti” (Is 51,23). 

La frase sulla faccia prepara parole della passione secondo Matteo: “Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono” (Mt 26,67). 

Is 50,7 – IL SIGNORE DIO MI ASSISTE, PER QUESTO NON RESTO SVERGOGNATO, PER QUESTO RENDO LA MIA FACCIA DURA COME PIETRA, SAPENDO DI NON RESTARE CONFUSO.

La forza non è sua perché diffida delle proprie reazioni, ma del Signore: “IL SIGNORE DIO MI ASSISTE”. Lui gli dà di non sperare sollievo, o di passare da aggredito ad aggressore, ma di capire che è l’ora di sopportare e di fare la faccia dura come Ezechiele, il profeta della notte d’Israele: “io ti do una faccia indurita quanto la loro” (Ez 3,8). 

Perseverare richiede di usare la lingua per far del bene piuttosto che per aumentare le lamentele. Ascoltare la Parola ci ricarica più che il resto, soprattutto se, come in questi giorni, le diamo lo spazio migliore, il mattino. 

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Paolo valorizza un inno della liturgia che trova in una comunità e ne fa il motivo chiave di un’esortazione alla pazienza che nella Chiesa ognuno dovrebbe portare verso l’altro. Dice infatti nella frase che “lancia” il nostro testo: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù”. Il testo è la seconda lettura della messa di oggi.

Lettera ai Filippesi di Paolo (cap. 2, versetti 6-11)

Fil 2,6-8 – CRISTO GESÙ, PUR ESSENDO NELLA CONDIZIONE DI DIO, NON RITENNE UN PRIVILEGIO L’ESSERE COME DIO, MA SVUOTÒ SE STESSO ASSUMENDO UNA CONDIZIONE DI SERVO, DIVENTANDO SIMILE AGLI UOMINI. DALL’ASPETTO RICONOSCIUTO COME UOMO, UMILIÒ SE STESSO FACENDOSI OBBEDIENTE FINO ALLA MORTE E A UNA MORTE DI CROCE. 

La prima frase poggia sul motivo dell’abbassamento divino e della sua corrispondente esaltazione, che l’Antico Testamento accenna soltanto. La “condizione” è letteralmente la “forma” che Dio ha e alla quale Cristo rinuncia per raggiungere le persone, per divenire, dice “simile agli uomini”. 

Non era per lui motivo di “privilegio” perché viveva una tale forza e una tale serenità da volere che mille altri potessero partecipare di quella forma. 

“Dall’aspetto riconosciuto come uomo” ricorda che Gesù ha abbracciato la “forma” degli uomini. Tale scelta di sottomissione andò, dice l’inno, fino alla morte e, sembra che sia Paolo ad aggiungerlo, “fino alla morte di croce”. 

Sceglie di morire perché vede che questo l’associa a coloro che ama, le persone umane, e non fa conto di quel che perde perché tiene presente l’amore da cui viene e quello che contribuisce a creare. Come dire: “Basta paure, uomini, basta paura di morire! Non vi ho preceduto io per liberarvi dalla morte?!” 

Fil 2,9-11 – PER QUESTO DIO LO ESALTÒ E GLI DONÒ IL NOME CHE È AL DI SOPRA DI OGNI NOME, PERCHÉ NEL NOME DI GESÙ OGNI GINOCCHIO SI PIEGHI NEI CIELI, SULLA TERRA E SOTTO TERRA, E OGNI LINGUA PROCLAMI: «GESÙ CRISTO È SIGNORE!», A GLORIA DI DIO PADRE.

Gesù non perdette, anzi, acquisì più di quel a cui aveva deliberatamente rinunciato, perché viveva da sempre nell’amore del Padre e, con la Pasqua, ha potuto sperimentare che le persone umane, alle quali teneva, potevano con lui amare e liberare altri dalle catene dell’odio e dei sensi di colpa. 

I ginocchi si piegheranno non perché vuol farsi adorare ma perché ama così, così da aver la convinzione che redimerà tutti. 

Quali sentimenti l’inno rivela di Cristo? Quelli di colui che crede nella responsabilità di ognuno e spera che l’amore modifichi il quadro delle paure, umanamente comprensibili. A gloria di Dio, il Padre da cui tutto riceve. 

Orari della Settimana Santa

Tutte le celebrazioni in diretta streaming sulla pagina Facebook ed il canale YouTube:

Domenica delle Palme:
ore 9:00 Santa Messa in Ospedale
ore 11:00 Santa Messa dalla Chiesa di Santa Croce con a seguire la benedizione alla città con il santissimo Sacramento sul sagrato della Chiesa.
ore 18:00 recita dei Secondi vespri

Giovedì Santo:
ore 21:00 Missa in Coena Domini ed a seguire Adorazione prolungata

Venerdì Santo:
ore 15:00 Azione liturgica della Passione
ore 17:00 Via Crucis dalla cappella dell’Ospedale
ore 21:00 Via Crucis dal parco del Convento

Sabato Santo:
ore 12:00 Consacrazione della Città al Cuore Immacolato di Maria dalla Grotta di Lourdes
ore 21:00 Veglia pasquale di Resurrezione

Domenica di Pasqua:
ore 9:00 Santa Messa dalla cappella dell’Ospedale
ore 10:00 Santa Messa da San Bartolomeo
ore 11:30 Santa Messa da Monteobizzo
ore 18:00 Santa Messa da Santa Croce

Dare una mano per darsi una mano

Di seguito trovate, oltre alle raccolte alimentari che già si stanno facendo con la collaborazione di tanti, gli Iban di riferimento con cui poter fare la vostra piccola o grande donazione:

Intestato a Parrocchia san Bartolomeo Caritas: IT57Z 05387 66920 000002421136 BPER Pavullo

Intestato a Parrocchia san Bartolomeo: IT60V05034 66920 000000002515 BPM Pavullo

Intestato a Parrocchia Monteobizzo – Santi Vincenzo ed Anastasio IT91R 05387 66920 000001664706 BPER Pavullo

Dirette per la santa Messa di Domenica 29 Marzo

Anche questa domenica sarà possibile seguire la santa Messa in diretta streaming o sul canale YouTube della parrocchia o sulla pagina Facebook.

Alle ore 9:00 in diretta dall’ospedale di Pavullo

alle ore 18:00 in diretta dalla Chiesa di Santa Croce in Pavullo

Ministero della consolazione in tempo di Pandemia

Buongiorno, in questo momento difficile per tutti, stiamo vivendo una situazione mai vissuta prima, siamo smarriti e impauriti su come evolverà questa epidemia, e non sappiamo quanto tempo ancora ci vorrà per tornare alla normalità. In questi giorni ho pensato, insieme a don Roberto, che sia giusto creare un servizio per cercare di portare serenità, positività, speranza a tutte le persone sole e malate, e visto che ci sono grosse restrizioni che non ci permettono di avere rapporti diretti.

Qui di seguito i numeri di telefono di Don Marco, del Diacono Giancarlo Cerri e del Ministro della consolazione Pasini Andrea con lo scopo di ascoltare, condividere e sostenere le persone in difficoltà. Sappiamo bene i nostri limiti ma credo sia giusto offrire questo servizio in un momento così delicato di smarrimento e sconforto. La preghiera dovrà sostenerci ed aiutarci a superare questo momento. L’infinito amore che Dio ha per noi ci aiuterà ad essere, terminata questa emergenza, persone più mature, più serene e più felici perché capaci di dare il giusto valore alle cose e cogliere il vero senso della vita che è vivere spiritualmente accanto a Gesù ogni istante.In preparazione alla festa dell’Annunciazione, don Roberto spiegherà questo servizio. Vi invito a divulgarlo con lo scopo di intercettare i bisogni delle persone più fragili, emotivamente scosse da questa epidemia, sole e malate. A presto. Pasini AndreaMinistro della Consolazione

Don Marco Pongiluppi: 3395042538

Diac. Giancarlo Cerri 3343914093

Ministro della consolazione Andrea Pasini 3927250389

Preghiera ai Santi patroni Lazzaro e Bartolomeo

Di seguito il testo della preghiera che il sig. Sindaco Luciano Biolchini reciterà oggi alle ore 12:00 nella chiesa plebana di San Bartolomeo per invocare la protezione sulla nostra città.

Cari concittadini, in questi momenti difficili anche per la nostra comunità ci affidiamo e ci aggrappiamo alle cose più vere, affetti, ricordi, sentimenti

Per i credenti importante è chiedere protezione.

Vi chiedo, credenti e non credenti, di attaccarvi ai valori più veri e profondi che avete nel cuore.

Dove sorge la piazza principale del nostro paese esisteva un lazzaretto per i malati ed una chiesa dedicata ai santi Patroni Lazzaro e Bartolomeo

A nome vostro oggi chiedo l’intercessione dei Santi patroni Bartolomeo e Lazzaro perché ci aiutino ad affrontare le fatiche quotidiane di questa pandemia e ci guidino per assistere i malati e sostenere quanti stanno facendo del loro meglio per superare tale situazione.

Signore, Gesù Cristo, hai percorso città e villaggi “curando ogni malattia e infermità.”

Al tuo comando, i malati erano guariti.

Vieni ora in nostro aiuto, nel corso della pandemia da coronavirus, affinché possiamo sperimentare il tuo amore che guarisce.

Per intercessione dei nostri protettori Lazzaro e Bartolomeo:

Guarisci coloro che sono ammalati per il virus.

Possano riacquistare forza e salute grazie ad assistenza sanitaria qualitativa.

Guariscici dalla nostra paura, che impedisce alle nazioni di lavorare insieme e ai vicini di aiutarsi reciprocamente.

Guariscici dal nostro orgoglio, che può farci presumere invulnerabilità rispetto ad una malattia che non conosce confini.

Santi Patroni restate al nostro fianco in questo tempo di incertezza e di dolore.

Siate accanto a coloro che ci hanno lasciati a causa del virus. Possano riposare nel Signore, nella pace eterna.

Siate accanto alle famiglie dei malati e delle vittime. Nella loro preoccupazione e sofferenza, difendeteli dalla malattia e dalla disperazione. Possano fare esperienza della pace di Cristo.

Siate accanto ai medici, agli infermieri, ai ricercatori e a tutti i professionisti della salute che, correndo rischi per sé, cercano di curare ed aiutare le persone colpite. Possano conoscere la Vostra protezione e pace.

Per Cristo Nostro Signore. Amen

Santi Lazzaro e Bartolomeo pregate per noi

Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen

Storia dell’antico ospedale di San Lazzaro

Dove oggi sorge la chiesa di S. Bartolomeo un tempo esisteva l’antico hospitale santi Laçari de Palude menzionato nelle decime del XIII secolo e in un elenco del 1340. Ma nella prima menzione, quella del 1273, si parla di Casa di S. Lazzaro e questo fa supporre che in origine fosse un lebbrosario (unica testimonianza nell’Appennino), ma venne usato anche come hospitale per pellegrini. Da notare che le rendite delle tre fiere di Pavullo (San Lazzaro, Pentecoste e San Bartolomeo) andavano a beneficio dell’hospitale. Nel XV secolo l’opera principale di questa istituzione fu rivolta ai poveri e divenne talmente importante che nel XVI secolo ebbe i propri statuti; fu il vero protagonista della vita di Pavullo nei secoli XV e XVI. L’ospedale di S. Lazzaro venne distrutto durante il passaggio degli spagnoli nel 1522 e le rendite andarono al sostentamento dei poveri. Nel 1686 venne compiuta la ristrutturazione della chiesa dell’hospitale che venne intitolata a S. Lazzaro e S. Bartolomeo. La chiesa di S.Lazzaro è ricordata in documenti della metà del XV secolo, quando il patrimonio dell’ospedale viene notevolmente arricchito grazie al contributo della provincia del Frignano e del conte Cesare Montecuccoli e in una bolla del Papa Paolo III del 1537 si parla diffusamente della chiesa dell’ospedale e dei servizi che essa deve prestare agli infermi ivi ricoverati. Agli inizi del 1600 si assiste alla decadenza dell’ospedale di S.Lazzaro e nel 1686 i beni dello stesso vengono ceduti ai Padri Scolopi delle scuole Pie di Modena, chiamati a Pavullo per l’istruzione dei giovani. Nello stesso tempo le vaste aree circostanti l’ospedale di S.Lazzaro, utilizzate per lo svolgimento delle grandi fiere e mercati, diventano sede stabile di mercanti, artigiani e addetti vari, dando origine allo sviluppo urbanistico di Pavullo e consentendo a questa comunità di sopravanzare sul piano socio-economico tutte le altre esistenti nel territorio.
Antico ricordo dell’hospitale di san Lazzaro rimane vicolo San Lazzaro nei pressi della piazza Montecuccoli.

Memori di una storia di comunità dedicata al prossimo, sia malato che viandante, forti di un presente che vede nei nostri ospedali e strutture la cura per il prossimo, ci prepariamo a invocare la protezione dei santi Patroni Lazzaro e Bartolomeo sulla nostra città. 
Possa il Signore usarci misericordia!!!

Preghiera d’intercessione ai Santi Patroni

Domani alle ore 12:00 trasmetteremo in diretta la preghiera d’intercessione che il primo cittadino, il Sig. Sindaco Luciano Biolchini eleverà ai santi Patroni Bartolomeo Lazzaro, a cui era dedicata la prima chiesa ed il lazzaretto nell’insediamento di Pavullo, chiedendo aiuto e protezione per la nostra città!!!

Domenica trasmetteremo in diretta due sante Messe:

alle ore 9:00 dal nostro ospedale cittadino. Pregheremo con e per i malati, collegati dalla telecamera interna e dagli interfoni, e chiederemo aiuto e protezione per i nostri operatori sanitari.

alle ore 18:00 dal coro interno della chiesa di Santa Croce.

dirette sia sulla pagina Facebook che sul canale Youtube