Commento alle letture della V Domenica di Pasqua

DOMENICA 10 MAGGIO 2020 – V DI PASQUA

Più volte avvertiamo i segni di un cambiamento in atto e ci chiediamo cosa debba fare la Chiesa, con riforme adeguate e con il mantenimento di ciò che più vale, e cosa possiamo fare noi, che sperimentiamo incertezza e fatica. Il problema è presente nelle letture di questa Quinta domenica di Pasqua: ascoltiamo, uniti nell’impegno e nella gioia!

Dagli Atti degli apostoli (At 6,1-7)

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».

Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.

Commento

Nel racconto degli Atti degli apostoli avviene qualcosa di nuovo, l’aumento del numero dei discepoli, e nascono dei problemi di servizio nella distribuzione del cibo per i poveri, fra cui le vedove. Avveniva che alcune fra le vedove destinatarie diventavano collaboratrici.

Gli ellenisti discutono perché non si permetteva loro di distribuire. Nel giudaismo di Gerusalemme, non nelle sinagoghe della diaspora, infatti, a motivo della purità, le donne non potevano servire alle mense. La discussione dunque coinvolge la dottrina. 

La cosa viene portata davanti ai Dodici i quali si tirano fuori chiedendo di nominare sette capi idonei a supervisionare la distribuzione. La tradizione ricorda i nomi dei Sette che gli ellenisti portano davanti agli apostoli. 

I Dodici delegano loro la supervisione della diaconia delle mense dandole il carattere di una struttura della Chiesa che concorre come poco altro alla sua crescita. La preghiera e l’imposizione delle mani rappresentano l’azione dello Spirito del Signore risorto che convalida.

La decisioni non è di organizzazione ma di orientamento rispetto ai dogmi della purità e dell’appartenenza alla comunità giudaica. La comunità, grazie alla libertà del vangelo e alla carità di sorelle e fratelli, diventa una compagine dotata di autonomia e consistenza.

La nota finale sui sacerdoti che aderiscono vuol dire che diversi custodi della tradizione approvarono la scelta e che ebbe successo la versatilità dimostrata dai Dodici rispetto all’insorgere di nuove sfide. Questo suggerisce ai lettori di essere partecipi delle riforme che il Signore desidera.

Dal Salmo 32 (33)

R. Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate. Rit.

Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. Rit.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. Rit.

Dalla Prima lettera di Pietro (1Pt 2,4-9)

Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».

Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

Commento

Quale luogo di riparo, quale casa, quale tempio hanno i credenti in Gesù, nella migrazione dalle loro case a quelle del pellegrinaggio? L’autore dice che loro stessi diventano il tetto gli uni degli altri se si uniscono a Cristo, a sua volta rifiutato dagli uomini ma prezioso davanti a Dio.

La pietra su cui si fondano è viva perché Gesù è risorto e ciò ha due aspetti: la grazia di stare con lui, e la scelta fra l’amore di chi è scartato o il rimpianto che fa morire. La stima della sorella e del fratello che hanno accanto è essere pietre vive.

Se rifiutano l’altro, rifiutano il Cristo come quelli che si scandalizzano per la sua Croce. Se amano Cristo come Dio l’ha amato, divengono pietre vive, cioè, in concreto, riferimenti per altri. Questa comunità sta davanti a Dio e porta davanti a lui il creato e l’umanità, e ciò avviene per dono del Padre.

Egli la fa erede della comunità del Sinai (Esodo 19), e del popolo che si radunava dopo l’esilio, al quale così prometteva:

“tu sei prezioso ai miei occhi,

perché sei degno di stima e io ti amo […].

Il popolo che io ho plasmato per me

celebrerà le mie lodi” (Isaia 43,4.21).

Alleluia, alleluia.

Io sono la via, la verità, la vita, dice il Signore;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Gv 14,6)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,1-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: Vado a prepararvi un posto? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Commento

Il vangelo di oggi ha tre parti: Gesù parla ai discepoli;  dialoga con Tommaso; dialoga con Filippo. Nella prima, parla già del suo abitare nel Padre dove si premura di accogliere i discepoli. Non hanno metabolizzato la morte che lui parla della risurrezione e ascensione (“«vado»”), delle apparizioni pasquali (“«ritornerò»”) e della comunione in Dio (“«dove io sono, siate anche voi»”).

Perché questa differenza fra ciò che percepiamo dal basso e quello che lui vede? Perché una volta che Gesù fu in Dio, tutto divenne semplice e attuato: “«È compiuto»” (Gv 19,30). L’eterno per noi è lunghissimo ma, per chi lo abita, è ora qui. Lo scambio con Tommaso dice il dialogo fra i due approcci, ambedue necessari.

La domanda di Tommaso mette al centro che non sanno dove vada. La domanda sul luogo riflette il morire di Gesù ma si apre sul come amare da discepoli… Quale via?

La risposta “«Io sono la via, la verità e la vita»” dice che l’amore ce lo mette Gesù, ricevendolo dal Padre che, chiamandoci a lui, ci chiama a sé.

La vita eterna è vivere la relazione con Cristo, se stessi, il creato e gli altri, come relazione donata dallo Spirito del Padre.

Nella terza parte, Gesù invita i discepoli ad andare con lui al Padre, e Filippo gli chiede di poter vedere Dio. Gesù dice a Filippo se crede che luiè nel Padre, oggi, accanto a loro e, viceversa, se crede che il Padre si mostra in quelle relazioni. Crede questo

Gesù, allora, si commuove: “«Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse»”. Vuol dire: “se non credete alle relazioni di amicizia che abbiamo, credete almeno per i prodigi-segni che ho compiuto”. 

E spariglia le aspettative di lieto fine parlando dei credenti che verranno dopo la Pasqua: quelli che crederanno senza vedere (Gv 20,29) faranno “«opere»” (prodigi-segni) ancora più grandi, grazie al fatto che lui va al Padre. 

Preghiere

1.       Ringraziamo per la comunione del Risorto accanto al Padre, di cui godono nello Spirito Maria assunta, gli apostoli, i gloriosi martiri e tutti i santi e le sante. Preghiamo.

2.       Preghiamo per coloro che credono in Gesù presente nella Chiesa, perché accettino le fatiche della fede e le superino per la sua amicizia. Preghiamo

3.       Chiediamo perdono per come ci lamentiamo per quello che manca, e preghiamo perché il Signore ci renda testimoni verso i credenti che vuole associare a sé. Preghiamo

4.       Chiediamo perdono per come teniamo poco vive le relazioni con lui e fra noi, e preghiamo perché alimentiamo intorno a questa comunità della Chiesa la fraternità. Preghiamo

5.       Preghiamo per chi non ha casa e vive fra stranieri, perché lo Spirito Santo trasformi ogni casa nella sua dimora e ogni altro in una sorella o in un fratello. Preghiamo.

Commento alle letture della Dominica in Albis

DOMENICA 19 APRILE 2020 – II DI PASQUA ANNO A

La liturgia della Parola di questa Domenica della misericordia fa rivivere la Pasqua di Cristo e dei discepoli ricordando eventi storici che Dio misericordioso provvide e come la comunità dei credenti in Gesù si costituì nella comunione (prima lettura) e gioì nella prova (seconda).

Gli eventi vespertini del giorno della risurrezione di Gesù e della sera della seconda domenica (Vangelo) evidenziano che la fede più matura non dipende dal vedere il Cristo ma dal credere senza vederlo. Tommaso crede ammettendo le discontinuità della Pasqua.

Dagli Atti degli apostoli (2,42-47)

[Quelli che erano stati battezzati] erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo. Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Commento

La prima lettura racconta qualcosa che segue la Pentecoste, il primo annuncio ai Giudei di Pietro e le prime conversioni, motivate da come l’annuncio della morte/risurrezione di Cristo ha spezzato il cuore di una folla. Si formò la comunità di Gerusalemme, al cui centro stavano gli apostoli e intorno la moltitudine che il Signore aggiungeva tramite il battesimo.

La comunità di Gerusalemme viveva quattro dinamiche che si intersecavano come degli insiemi: la formazione, la comunione, la carità e la preghiera. Al centro dell’intersezione c’era l’azione del Signore che si rendeva presente nel suo Spirito e generava dei prodigi che autenticavano ognuna delle dinamiche. Il complesso dava testimonianza alla moltitudine.

L’insegnamento degli apostoli era una catechesi per credenti che ascoltava la Scrittura e la rileggeva a confronto con la vita cristiana attuale.

La comunione era la condivisione dei valori, dei beni economici e delle preoccupazioni. Con la cassa comune si faceva del bene e alcuni la sostenevano con i proventi della vendita di una proprietà.

La carità non si limitava al dare ciò che la cassa consentiva ai poveri, compresa quella diaconia delle mense di cui parla il cap. 6, ma anche relazione interpersonale con chi soffre e guarigione. 

La preghiera si svolgeva al tempio, del quale la comunità frequentava soprattutto il cortile dei pagani, aveva la caratteristica della lode e si condivideva con tutti i Giudei.

Un momento che rappresentava tutte e quattro le dinamiche, e che s’intravede in quello che gli Atti chiamano spezzare il pane, era il pranzo comune, sostenuto dalla Parola, caratterizzato da comunione e preghiera, e motivante la solidarietà. C’era la benedizione prevista dai Giudei per i pranzi e, un po’ alla volta, il pasto assunse una propria identità come eucaristia.

La comunità aveva come motore la perseveranza e come carburante la letizia. Tenevano gli impegni, non mancavano alle riunioni, davano tempo in un settore per il quale avevano un carisma e si lasciavano aiutare dalla misericordia delle persone divine, lodavano e ringraziavano. 

1Pt 1,3-9

Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, in vista della salvezza che sta per essere rivelata nell’ultimo tempo. Perciò siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime.

Commento

Un’esortazione che inizia con una benedizione rivolta a credenti in Gesù che vivono sotto il peso di una prova. Una consolazione, più che un’esortazione, in quanto essi hanno ricevuto una vita nuova dal Padre in Cristo risorto e nutrono la speranza di un’eredità che riceveranno nell’ultimo tempo.

La gioia, dice lo scritto con genuinità, è la compagna della prova perché i credenti sanno che, accettando la prova di cuore, la fede si purifica e porta a una maturazione: si diventa più liberi e più amanti e si avvicina la manifestazione di Cristo. La gioia si purifica perché non si hanno ricompense che in lui, in cui si crede senza vederlo.

Alleluia, alleluia.

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto! (Gv 20,29)

Gv 20,19-31

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Gesù si mostrò vivo a dei discepoli senza continuità con il fatto della morte ma con continuità della sua persona. Gli evangelisti Luca e Giovanni narrano la continuità, per aiutare a credere, evidenziando gli incontri che provocano un cambiamento dei discepoli. Raccontano anche la discontinuità: Gesù era morto e i discepoli subirono lo scacco, vivevano uno stacco e un ripiegamento, riprendendo una vita normale dopo la fase carismatica con Gesù. La storia ci dice l’eccezionalità delle apparizioni, la loro marginalità e diversità, l’impossibilità di uniformarle in un cliché o in un discorso. Il Risorto si fece incontro ad alcuni e li cambiò? E chi era per farlo?

Nell’apparizione che oggi la liturgia ci fa ascoltare, Gesù andò dai discepoli radunati nel timore. Temevano che li arrestassero, avevano pena per il maestro morto, eppure sperimentavano di amarlo e di amarsi. Gesù si fece riconoscere con il saluto d’abitudine: «‟Pace a voi”».

L’evangelista narra un dettaglio, che vide; egli fece lo stesso quando raccontò che vide acqua e sangue uscire dal costato trafitto del Crocifisso. Gesù, dice, «soffiò». Cosa significa «soffiò», e si riferisce a un altro? Il verbo è lo stesso dell’infusione dell’aria nelle narici di Adamo che ne fece un essere vivente (Genesi 2,7).

Gesù creò i discepoli, li cambiò e mise in loro l’arte di cambiare le persone, ammettendole alla comunione tramite il perdono. I discepoli cambiarono per un incontro che si impose ai loro ragionamenti e da paurosi e incartati nel fallimento, divennero fedeli all’amico e testimoni da persona a persona. Questo arriva anche a quanti accolgono il vangelo: Gesù viene incontro nella testimonianza e beato chi ci crede!

Tommaso impedisce il lieto fine, fa la domanda giusta poi passa oltre l’incredulità. La domanda giusta è se il Risorto è la stessa persona che era stata uccisa quel venerdì. Se non lo era, il cristianesimo sarebbe stato mitologia; se lo era reca in sé Dio: il Padre che risuscita Gesù nello Spirito e per mezzo dello stesso Spirito agisce oggi in chi crede. Tommaso fa dire al Risorto di essere il Crocifisso.

La tentazione dell’incredulità la supera perché rinuncia a fare del dubbio un’abitazione. Per essere fedele, costi quello che costi, alla verità che percepisce, lascia il dubbio per la verità che gli viene donata dall’alto. Alle parole di Cristo, infatti, dice subito «‟Mio Signore e mio Dio”», e non mette la sua mano nel suo fianco.

Gesù dice dunque: «”Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”». Questo unisce i credenti della prima ora, da un capo del filo, e coloro che i lettori incontrano dall’altro. Fra i primi, Luca disse di una donna che era beata per aver creduto (senza vedere): Maria, la madre di Gesù (Luca 1,45). Giovanni ascolta e applica a tutta la comunità che crede. Fra i lettori ci sarà qualcuno beato, felice per quanto riceve? Parlerà ad altri per accendere in loro l’amore di Cristo senza vederlo?

Commento alle letture del Giovedì Santo

Giovedì santo 9 aprile 2020

Dal libro dell’Esodo (Es 12,1-8.11-14)

In quei giorni, il signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto: «questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne. 

Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case nelle quali lo mangeranno. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con àzzimi e con erbe amare. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la pasqua del signore. 

In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto. Io sono il signore! Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io colpirò la terra d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”».

Note di commento alla prima lettura

Bagnare la porta con il sangue dell’agnello serve a segnalare all’angelo che passerà che quella è una casa di oppressi che devono lasciare tutto, gente da salvare, non degli oppressori, quelli che l’angelo dovrà colpire. 

Si tratta dunque di purificare le porte con il sangue che rappresenta la donazione che nutre la famiglia. E’ un dramma partire e non voltarsi indietro eppure è qualcosa di secco, di salutare, non come quei drammi tira e molla delle relazioni avvelenate dall’egoismo. 

Le relazioni ripartono nel pellegrinaggio, perché la scelta di partire è data dalla necessità, dalla volontà di Dio che i padri e le madri sottoscrivono, in ascolto dei leaders della comunità. 

Bisogna andare, e l’agnello lo si mangerà di nuovo, dove si arriverà, per celebrare questa salute, questo rinnovamento della vita, questa partenza. Che è anche cesura, necessità, accoglienza delle priorità di Dio, responsabilità di adulti. 

Dalla Prima lettera ai Corinzi di Paolo (1Cor 11,23–26)

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me».
Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me».
Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15)  

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.

Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».

Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Commento al Vangelo

Il Quarto vangelo non racconta l’istituzione dell’eucaristia come Paolo (seconda lettura) e gli altri Vangeli ma trasmette le parole di benedizione sul pane nel racconto noto come la moltiplicazione dei pani (Gv 6). Conosce dunque questa tradizione ma dell’ultima cena ricorda la lavanda dei piedi. 

Gli altri presentano a loro volta la dimensione diaconale, in alcune parole successive al racconto della Cena, specie Luca che ricorda le parole di Gesù diacono (Lc 22,27). Luca ha anzi composto con parole di Gesù e dei discepoli un dialogo che segue la Cena, che Giovanni allarga. 

La lavanda dei piedi istituisce l’eucaristia nella sua dimensione diaconale, cioè di servizio, parallela a quella liturgica, cioè dei riti.

I fatti di cui parlano avvengono «prima della festa di pasqua», non la vigilia del sabato, come facevano tutte le famiglie di Gerusalemme, ma il giovedì sera. Perché? Per le minacce che la polizia del Sinedrio esercitava sul gruppo di Gesù; perché farlo il venerdì sera come tutti, li avrebbe esposti all’arresto. 

Il segno che il narratore trasmette è la lavanda dei piedi che Gesù, di punto in bianco, compie a metà della Cena. Era d’uso che un servo o una serva la facesse all’inizio, e probabilmente ebbe luogo, appunto, all’ingresso nella sala, ma Giovanni non la ricorda. Al centro della Cena non ha il senso della purificazione rituale, ma uno che occorre comprendere. Vediamo come in un giallo.

Gesù depone le vesti (fisiche e simboliche, quelle del capo) si cinge (verbo della prima lettura) l’asciugatoio e passa (verbo dell’angelo nella prima lettura) dai discepoli con il catino pieno d’acqua e solleva la domanda sul significato del gesto. A dirlo, e lo ringraziamo per averlo fatto, chi è se non Pietro? Ma facciamolo aspettare un momento e torniamo da Gesù. 

Cosa fa? Il servo; il servo che, nei simposi del tempo, faceva sapere ai commensali qualcosa che il padrone di casa faceva filtrare. I banchetti erano occasioni di relax ma anche di strategia, di intese fra persone che influivano sulla società; un servo saggiava gli umori e faceva trapelare un’intenzione, per permettere al padrone di fare una proposta senza sciuparla. 

Tenendo conto di questi elementi storico-culturali, si capisce che Gesù prima pone il segno che interpella poi fa il discorso, riprendendo le vesti, da capo, sulla diaconia dei peccatori. Immaginiamo che avesse solo parlato senza aver lavato i piedi… è come un discorso di quel padrone di casa che non ottiene il consenso perché non l’ha preparato. 

Pietro per primo si coinvolge mettendo in chiaro la sua resistenza, facendo una domanda che serve a Gesù più di un’obbedienza. Cosa chiede? Domanda: «”Tu lavi i piedi a me?!”». Vuole Gesù lavarlo quando è logico il contrario? Vuole lavargli i piedi come agli altri quando è il suo fiduciario? 

Alla prospettiva di perdere Gesù, Pietro obbedisce e chiede che Gesù gli faccia il bagno; che spontaneo che è! Veramente, lo è troppo, perché Gesù non vuole lavarlo tutto. Egli ha accolto la sua parola e questa l’ha già purificato. In queste parole noi lettori ravvisiamo il battesimo e la capacità della Chiesa di far bene, perchè sta unita con la fede al Signore. Il bisogno è preciso non massimalista, non c’è da cambiare tutto nella Chiesa o in Pietro, ma una cosa. 

Gesù riprende le vesti e inizia a esporre il progetto. Esso occuperà i capitoli da 13 a 17. Poi ci sarà la passione (cc. 18-19, che ascolteremo venerdì). I discepoli del Signore devono disporsi a servire e così faranno i fatti che solleveranno domande (“Perché fate questo bene?!”). Allora potranno chiedere alla società di smettere le minacce a danno dei diversi e di aiutare proprio coloro che avverte condannabili a riprendersi. 

La Chiesa dell’ultima cena ha forma domestica e sollecita la Chiesa a conoscere che è se stessa in ogni casa, prima che in quella casa che si è costruita per il raduno di tanti. Nelle case il Signore Gesù serve «i suoi» e chiede loro di portare pazienza con i propri cari, di ospitare lo straniero, di chiedere e donare perdono, di trovare una stanza per un carcerato, di fare famiglia a un malato di mente, di adottare un bambino invece di metterne al mondo uno uguale a noi.

Se una Chiesa fa queste cose, le prediche che efficacia hanno? E’ già così grazie a quella cosa straordinaria che è la Caritas, che ringraziamo, e grazie a quelle persone che della diaconia sono i portatori sacramentali, i diaconi, che ringraziamo. E’ già così ma dobbiamo migliorare perché il giovedì santo è il giorno dell’eucaristia come servizio, come diaconia.  

Orari della Settimana Santa

Tutte le celebrazioni in diretta streaming sulla pagina Facebook ed il canale YouTube:

Domenica delle Palme:
ore 9:00 Santa Messa in Ospedale
ore 11:00 Santa Messa dalla Chiesa di Santa Croce con a seguire la benedizione alla città con il santissimo Sacramento sul sagrato della Chiesa.
ore 18:00 recita dei Secondi vespri

Giovedì Santo:
ore 21:00 Missa in Coena Domini ed a seguire Adorazione prolungata

Venerdì Santo:
ore 15:00 Azione liturgica della Passione
ore 17:00 Via Crucis dalla cappella dell’Ospedale
ore 21:00 Via Crucis dal parco del Convento

Sabato Santo:
ore 12:00 Consacrazione della Città al Cuore Immacolato di Maria dalla Grotta di Lourdes
ore 21:00 Veglia pasquale di Resurrezione

Domenica di Pasqua:
ore 9:00 Santa Messa dalla cappella dell’Ospedale
ore 10:00 Santa Messa da San Bartolomeo
ore 11:30 Santa Messa da Monteobizzo
ore 18:00 Santa Messa da Santa Croce

Venerdì di Quaresima

Nei venerdì di Quaresima non verranno celebrate le consuete sante Messe, ci saranno solo i pii esercizi della Via Crucis e della coroncina

Coroncina alla Divina Misericordia:

alle ore 8:30 a Monteobizzo

Via Crucis:

Ore 18:00 in san Bartolomeo –  Ore 20:45 a Monteobizzo

Esequie Padre Sebastiano

Ricordiamo che lunedì 16 Dicembre alla sera verrà recitato il Santo rosario in suffragio di Padre Sebastiano nell’auditorio della Casa Santi Francesco e Chiara.

Martedì 17 alle ore 9:30 nella chiesa di Santa Croce (frati) la liturgia esequiale.

Ci uniamo tutti nella preghiera e nel ricordo.

Domenica 8 Dicembre: orari

Le sante Messe vengono tutte celebrate nella chiesa di Santa Croce agli orari consueti:

8:00

9:00

10:00

11:00

12:00

18:00

Alle ore 16:00 la recita del Rosario guidata dal gruppo di Monteobizzo

alle 17:00 la Adorazione eucaristica ed i vespri della solennità

Durante la mattinata il mercatino di solidarietà alla Caritas parrocchiale da parte del gruppo di Monteobizzo

Novena Immacolata

Ricordiamo che la Novena si svolge dopo le sante Messe delle ore 7:00; 8:30; 18:00 che vengono tutte celebrate nella chiesa dei Frati che da sempre ha una lunga tradizione di devozione alla Madonna. Anche alla sera, alle ore 20:45 la Novena viene pregata sempre nella chiesa di Santa Croce (Frati).

Commemorazione dei fedeli Defunti

Orari Celebrazioni:

1 Novembre ore 15:00 Santa Messa al Cimitero cittadino

2 Novembre Sante Messe tutte a Monteobizzo: ore 8:30 e 18

ricordiamo che è possibile ritirare presso il cimitero il Fiore della Carità da appendere alle lapidi delle tombe compiendo un gesto di carità per i vivi e di suffragio per i defunti.

Celebrazioni del 1 Novembre

Le sante messe della Festività dei Santi sono le seguenti:

8:00 a Monteobizzo

9:00 a Serra di Porto

10:00 in San Bartolomeo

11:00 A Monteobizzo

12 in santa Croce

ore 15:00 al Cimitero cittadino

Si ricorda che non ci sarà la Santa Messa delle ore 18:00 in San Bartolomeo

in più vi ricordiamo che il 31 ottobre sera alle ore 20:45 ci troveremo nella chiesa di Santa Croce per un momento di veglia e preghiera in attesa della solennità di tutti i Santi

Festa di San Francesco: triduo

Da Martedì 1 vivremo il triduo di preparazione alla festa di san Francesco: in chiesa di Santa Croce (frati) tutti i giorni fino al 4 il rosario alle 17:30; la Santa Messa alle 18 ed a seguire la recita dei Vespri.
Venerdì 4, giorno della festa, il programma è il seguente:
Santa Messa alle ore 7:00; Lodi e Ufficio delle letture alle ore 7:30; ore 8:30 e 10:00 Messa; ore 17:00 Adorazione, ore 17:30 Rosario; ore 18:00 Santa Messa

Unzione degli infermi

Giovedì 22 alle ore 16:00 in San Bartolomeo celebreremo la Santa Messa con gli anziani ed ammalati della comunità ed amministreremo il sacramento dell’Unzione

Santa Messa al cimitero

Mercoledì 21 Agosto alle ore 19:00 diamo inizio al triduo di preparazione alla festa del Patrono con la Santa Messa celebrata al cimitero centrale.

Festa del Patrono

Vi ricordiamo Mercoledì sera alle ore 19:00 la santa Messa presso il cimitero centrale in suffragio di tutti i nostri defunti.

Perdono di Assisi

Giovedì 1 Agosto nella Chiesa di Santa Croce – Frati

Coroncina alla divina misericordia ore 15:00
inizio confessioni
ore 16:30 adorazione e rosario
Santa Messa delle ore 18:00 in Chiesa dei Frati
Ore 20:30 Santa Messa per Famiglie

Venerdì 2 Agosto sempre nella chiesa di Santa Croce – Frati

Confessioni al mattino ed al pomeriggio
Sante Messe delle ore 7:00 ed 8:30 dai Frati
Sante Messe ore 10:00
canta il coro san Francesco
Coroncina alla divina misericordia ore 15:00
ore 16:30 adorazione e rosario
ore 18:00
Anima la liturgia il coro san Bartolomeo