Commento alle letture della IV Domenica di Pasqua

DOMENICA 3 MAGGIO – IV DI PASQUA ANNO A

Dagli Atti degli apostoli (2,14.36-41)

[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò così: «Sappia con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso». All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?». E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro». Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

Meditazione

Nel primo discorso ai Giudei, Pietro conclude l’anamnesi della Scrittura chiedendo alla casa d’Israele di riconoscere con certezza che Dio ha costituito Signore e Cristo il crocifisso risorto. La percezione della fine di Cristo da ignominia si trasformò in avvenimento di salvezza.

Questo, dice la nostra pagina, trafisse il cuore degli ascoltatori del discorso. La lettura immediata fa pensare al senso di colpa ma c’è di più l’aspetto di consolazione della Croce. Essa esorbita il peccato, come Dio è più grande del nostro cuore (1Gv 3,20).

Quel «Convertitevi» non è allora solo pentirsi (il dispiacere o senso di colpa) ma cambiar vita e apprendere da lui a farlo con tre elementi: il perdono dei peccati, il battesimo nel nome di Cristo e il ricevere lo Spirito Santo. 

Bisogna vivere in relazione con lui le consuetudini della vita nuova e ciò va oltre la legge, va al giuramento di Dio ad Abramo. Dice l’apostolo ai Giudei: «per voi è la promessa e per i vostri figli», cioè per la discendenza oggetto della prima benedizione.

Non solo, c’è un altro di più: «e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro», cioè per coloro che in ogni popolo invocano il nome del Signore, pur invocando il nome che conoscono dalla propria tradizione. 

Dalla Prima lettera di Pietro (1Pt 2,20b-25)

Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime.

Meditazione

L’esortazione rivolta a schiavi cristiani abbonda di consigli a non prendere troppo seriamente ciò che devono soffrire e a non esacerbarsi per le ingiustizie: esse vanno considerate inevitabili per condizione più che per volontà di un padrone. 

Ciò che li deve motivare non è però la sottomissione prevista per legge ma l’esempio di Cristo, il vero Servo sofferente di Isaia. La scelta di Cristo di non reagire alle violenze ma di pazientare, affidando l’attesa di giustizia interamente a Dio, motiva gli schiavi: possono e devono sì attendere giustizia ma affidando il modo e il momento a Dio.

Si contempla, infine, la salvezza riuscita: «Eravate erranti come pecore, ma ora siete stati ricondotti al pastore e custode delle vostre anime». Il passivo è divino: è il Padre che riconduce al Cristo i suoi figli, lui che è il pastore che può guidare il suo gregge ai pascoli della gioia, e che è il supervisore che tutela e accompagna.

La Prima lettera di Pietro stimola a elaborare i lutti, a vivere le malattie e i pericoli, a dominare le pulsioni (rabbie, depressioni) che schiavizzano. Grazie alla Parola, tale pazienza-perseveranza si rivela non tanto il risultato di uno sforzo dell’io, pur necessario, quanto piuttosto il frutto della relazione con Cristo, che aiuta a regolare le proprie inquietudini e a riscattare i propri limiti.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Meditazione

Le due parti della pagina di questa domenica propongono, un po’ connesse l’una all’altra, due parabole di Gesù: quella del pastore e quella della porta. L’ambiente, fisico e simbolico, è il portico di Salomone del tempio, fatto a recinto, nel quale Gesù cammina con i suoi. Indica gli avversari che occupano lo spazio e li ritrae come pastori che si accaparrano le pecore di Dio.

La porta dovrebbe offrire accesso alla salvezza alle pecore ma la falsità di estranei e ladri di fiducia ne impediscono la gioia. Invece di costoro, il Signore autentica come guide della comunità coloro che lo amano. Essi possono guidare il gregge stando fedeli allo stile trasmesso da Gesù; in questo modo, aiuteranno i credenti a stare con Cristo e a diffonderne la salvezza.

L’ultima parola di questa pagina è di quelle che si ricordano: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Il legame fra Cristo e la vita dice che non c’è lui senza lei e la vita eterna senza lui. Possiamo vivere se siamo in relazione con lui che in tutto si riceve dalla relazione offertagli dal Padre.

La vita eterna in Giovanni è infatti qualcosa di diverso dalla vita dopo la morte, il concetto della tradizione precedente e che la maggioranza anche oggi crede. La morte naturale interessa il giusto l’evangelista, perché tiene la sua attenzione per la morte come assenza: assenza di Dio, di sé, del creato e dell’altro. 

La vita naturale non lo appassiona mentre è un portavoce della vita derivante dalla relazione, della vita che si gusta amando. La vita eterna è la «relazione con Dio nel cuore di questa vita mortale» (Jean Zumstein). La morte naturale, la si può affrontare in relazione con Cristo.

Il giudizio di Dio, non lo si teme come futuro e ignoto: lo si accoglie volentieri come noto, di salvezza e già ricevuto nella Pasqua di Cristo. Se condividiamo l’amore di Cristo, riceviamo e allarghiamo ad altri la vita e la vita «in abbondanza». 

Ciò è un dono offerto a tutti i credenti, a favore di mondo e umanità. Ad aiutare i credenti, il Signore chiama i pastori che rappresentano Cristo, per il dono dell’ordine, le sorelle e i fratelli che lo amano con speciale consacrazione. Per questo la preghiera, in questa giornata delle vocazioni, è soprattutto per le vocazioni di servizio, missione e consacrazione religiosa.

Preghiere

1.         Affidiamo il creato a colui che nel suo Figlio e nello Spirito l’ha voluto e lo sostiene, e preghiamo perché l’umanità cooperi con il lavoro a liberarlo dalle sue follie. Preghiamo.

2.         Ringraziamo per i ministri, i missionari e i consacrati, e preghiamo perché gli Stati agevolino la loro vocazione di servire la fede e la generosità di ogni credente. Preghiamo.

3.         Chiediamo perdono per la sfiducia e il terrore che hanno percorso il mondo, e preghiamo perché tutti aderiscano al pastore e custode delle nostre anime. Preghiamo.

4.         Ricordiamo i perseguitati per la giustizia e per la fede, e preghiamo perché sia data a ognuno la possibilità di contribuire alla pace e al progresso dei popoli. Preghiamo.

5.         Chiediamo di comprendere la nostra vocazione come le pecore conoscono la voce del Pastore, e preghiamo perché camminiamo fedeli verso la vita eterna. Preghiamo.