Commento alle letture della solennità di Pentecoste

Dagli Atti degli apostoli (At 2,1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. 

Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotàmia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Commento

Luca descrive anzitutto l’apparire di “lingue come di fuoco” e il dono che i discepoli ricevono di “parlare in altre lingue”, cioè di far conoscere le opere di Dio nelle lingue dei presenti. Lo fa anche usando delle parole che evocano degli antefatti biblici: il fuoco che al Sinai accompagna la rivelazione sul monte a Mosé e la brace che ha purificato le labbra del profeta Ezechiele.

Il dono di parlare in altre lingue venne, dice ancora, dal “lo Spirito” e lo stesso Spirito “dava loro il potere d’esprimersi”. Gesù aveva su di sé lo “Spirito del Signore”, che l’aveva “mandato ad annunciare” ai poveri l’anno di grazia (Lc 4,18).

Quello che faceva uno solo, Mosè, dando voce ai comandamenti di Dio; quello che faceva un solo profeta, Ezechiele, recando la Parola a persone chiuse nel dolore; quello che faceva Gesù a favore dei poveri; questo poterono annunciare coloro che erano radunati il giorno di Pentecoste.

Ognuno riceve ancora, da quel battesimo della Chiesa, il potere di annunciare e di farsi capire da chi crede, da chi simpatizza e da chi non crede.

Dalla Prima lettera ai Corinzi di Paolo (1Cor 12,3b-7.12-13)

Fratelli, nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.

Come infatti il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.

Commento

Nella prima parte Paolo enuncia l’unità della distribuzione di carismi da parte dello Spirito, di ministeri da parte del Signore (Gesù) e di attività da parte di Dio (Padre). Lo Spirito rende partecipi per primo i credenti di quanto offrono il Figlio tramite i ministeri e il Padre con le attività che genera nel mondo.

I carismi dello Spirito infatti vengono distribuiti a tutti e permettono la partecipazione dei fedeli a ciò che i ministeri fanno con la loro autorità; inoltre danno la forza di compiere a loro volta qualcuna delle opere di Dio. 

Nella seconda parte Paolo dice che il corpo di Cristo si esprime in molte membra, evitando che un ministro ne sia l’unico attuatore. Aggiunge di nuovo che riguarda tutti il battesimo nello Spirito e nel corpo e, pensando agli israeliti nel deserto, che tutti “siamo stati dissetati” (alla roccia) “da un solo Spirito”.

Gli israeliti vennero dissetati come tipo dei credenti, al tempo di Paolo provenienti sia dai Giudei sia dai Greci, sia dai liberi sia dagli schiavi. Lo Spirito non è quindi solo il soffio che dà vita al nuovo Adamo (tramite la risurrezione di Cristo) ma anche l’acqua di cui è composto il suo corpo.

Il corpo mistico di Cristo, la sua Chiesa, si va formando con coloro che si lasciano unire e dissetare dallo Spirito Santo: riceviamo lo Spirito e accettiamo che Cristo ci inserisca nel suo corpo mistico. 

Alleluia, alleluia.

Vieni, Santo Spirito,

riempi i cuori dei tuoi fedeli

e accendi in essi il fuoco del tuo amore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Commento

Il “primo” giorno “della settimana”, in cui Gesù apparve agli Undici, corrisponde a quello in cui “Dio disse: ‘Sia la luce!’. E la luce fu. […] E fu sera e fu mattina: giorno primo” (Gen 1,3.5). La luce della nuova creazione è lui e, derivatamente, anche i discepoli.

Dice san Giovanni che Gesù «soffiò» su loro. A soffiare per primo fu Dio, quando creò con la terra del suolo Adamo e soffiò nelle sue narici un alito di vita. Chi riceve lo Spirito del Risorto risusciterà come lui e potrà operare cose più grandi di quelle che ha fatto Gesù. Creta e Spirito è il discepolo, un tesoro in vasi di creta diceva Paolo.

Come si fa a diminuire le fragilità e aumentare la maturità del cristiano che lo Spirito alimenta in noi? Ricevendo lo Spirito Santo. Non basta infatti che Gesù l’abbia effuso, mentre moriva in croce (“rese lo Spirito” dice l’evangelista). Non basta che lo Spirito scenda, bisogna che lo riceviamo, che gli lasciamo preparare la casa dove vogliono abitare il Padre e il Figlio.

Lo Spirito Santo rende tutti i credenti profeti. Lo diceva con gioia san Francesco che voleva il nuovo Ordine “aperto allo stesso modo ai poveri e agli illetterati, e non soltanto ai ricchi e ai sapienti. «Presso Dio – diceva – non vi è preferenza di persone, e lo Spirito Santo, ministro generale dell’Ordine, si posa egualmente sul povero e il semplice»” (Tommaso da Celano, Vita seconda, 193: FF 789). 

Invocava così che a guidare l’Ordine fosse più lo Spirito di lui e sperava che ogni frate facesse la sua parte senza bisogno di direttive. Il nostro desiderio è simile, in questa solennità: che ognuno segua le segnalazioni dello Spirito fino in fondo e si metta a fare tutto quello che gli suggerisce con le forze che riceve.

Commento alle letture della solennità dell’Ascensione

Dagli Atti degli apostoli (At 1,1-11)

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».

Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Commento

Gesù ha continuato a parlare del regno di Dio dopo la sua risurrezione, e l’autore degli Atti lo racconta facendo filtrare che la predicazione non si è fermata neppure con lui, specie intorno alla “tavola” alla quale si riunivano gli apostoli e nel portico di Salomone del tempio. Il primo messaggio di questa pagina sembra questo ed è invitante.

Lo stacco da terra per il suo esodo al Padre è l’altro nucleo di questa pagina e le Chiese lo considerano con attenzione, ascoltandolo nella domenica dell’Ascensione. Avviene che egli ha appena smesso di parlare della forza che, da lì in poi, avranno dallo Spirito Santo (“detto questo”) e “fu elevato in alto”. Il passivo dice che non va da sé ma è il Padre che lo “tira su”. 

L’ascensione al Padre è il compimento della vita umana di Gesù, tanto desiderato da lui che è difficile immaginarlo. Gesù l’annunciò almeno tre volte, in ognuno degli annunci della sua Pasqua, e l’attesa si fece più decisa quando indurì il suo volto orientando se stesso e i discepoli verso Gerusalemme.

Tale attesa – d’altra parte – non era un’ossessione o qualcosa di febbrile, come avviene negli entusiasti, perché, anzi, si connette con l’amore fraterno e la responsabilità nella storia di tutti. Si preoccupa di Israele (i discepoli colgono bene, anche se un po’ distorcono) e del proseguimento della testimonianza anche fuori dei suoi confini. Se ne occuperà ancora, fino a quando “verrà”.

Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!

Acclamate Dio con grida di gioia,

perché terribile è il Signore, l’Altissimo,

grande re su tutta la terra. R.

Ascende Dio tra le acclamazioni,

il Signore al suono di tromba.

Cantate inni a Dio, cantate inni,

cantate inni al nostro re, cantate inni. R.

Perché Dio è re di tutta la terra,

cantate inni con arte.

Dio regna sulle genti,

Dio siede sul suo trono santo. R.

Dalla Lettera agli Efesini (Ef 1,17-23)

Fratelli, il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.

Egli la manifestò in Cristo,

quando lo risuscitò dai morti

e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,

al di sopra di ogni Principato e Potenza,

al di sopra di ogni Forza e Dominazione

e di ogni nome che viene nominato

non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.

Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi

e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:

essa è il corpo di lui,

la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Commento

La seconda lettura ha due parti, una discorsiva, l’altra innica, ma ambedue di preghiera. L’autore chiede che Dio Padre riversi lo Spirito di sapienza sui destinatari dello scritto, perchè ricevano da lui la conoscenza, una relazione che li familiarizzi con lui tramite l’assiduità. La conoscenza è intellettuale e, di più, riguarda tutta la vita, come il comandamento di amare con tutto se stessi.

Gli occhi illuminati da tale familiarità faranno comprendere la grandezza della speranza che li chiama. Essa è una grazia che verrà domani e una che viene oggi: il futuro accesso alla pienezza della gloria, la presente dispensazione di potenza nei prodigi, che fanno sperimentare ai credenti saldezza e forza di testimonianza. La vita soprannaturale fa dimenticare i mali che si sopportano nell’attesa e godere di una consolazione che dà un colore più mite all’attesa stessa.

L’inno celebra la “potenza verso di voi credenti” affermando in chi essa si manifestò, generando la conoscenza soprannaturale che ha invocato su di loro. Fu la risurrezione a portare il Cristo sopra ogni potenza dell’universo, anche sugli angeli decaduti che avvelenano l’atmosfera con le loro lotte a Dio e tengono sotto la schifezza delle loro accuse e seduzioni le persone buone.

“Tutto infatti” il Padre ha sottomesso a Gesù risorto che, per la Chiesa, è il capo, il generatore di vita e la speranza di compimento. Cioè dice che tale potenza di salvezza e novità di vita è già stata data nella Pasqua di Cristo e che ora si tratta solo di riceverne il frutto, di accettare che porti frutto in loro e di operare perché tutte le cose vengano coronate di bellezza.

Nella novena di Pentecoste è bene aggiungere che ciò avviene e avverrà nello Spirito del Signore. Egli prepara la materia e, soprattutto, le persone, alla comunione. Così il disegno del Padre procede nella storia e attende la cooperazione dei disegni umani, consolidando un processo di trasformazione che ha sempre nuove espressioni mentre sopporta gli inevitabili scacchi.

Alleluia, alleluia.

Andate e fate discepoli tutti i popoli, dice il Signore.

Ecco, io sono con voi tutti i giorni,

fino alla fine del mondo. (Mt 28,19a.20b)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Commento

Cosa salta all’occhio in questo vangelo? Che alcuni si prostrino e altri dubitino, è comune a tanti racconti della Pasqua; non così il comando di andare e fare discepoli i popoli (che pretesa!), il battesimo nel nome della Trinità, l’insegnamento di tutto quello che ha comandato e, finalmente, la promessa di essere sempre con loro.

Questa promessa ha delle parole che l’evangelista ha già usato in uno dei primi racconti. Ricordate? L’angelo dice a Giuseppe che il bambino concepito da Maria sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi (Mt 1,23). In tutto il Primo vangelo Gesù sta con i suoi discepoli ma non tanto da manifestare che è Dio con loro. Il nome Emmanuele quando diventa realtà?

La Pasqua avvia una nuova forma di compagnia di Gesù, dotata del potere che egli ha di sottomettere la morte, e dunque quell’accompagnamento che libera dal male e dall’angoscia. Poiché è risorto può stare con loro nello Spirito Santo tutti i giorni della storia. Hanno sofferto la separazione e non sono più uniti, come prima, in base al bisogno ma per scelta, purificati da lui.

La novità più forte è quell'”Andate” e “fate discepoli tutti i popoli”, che è un po’ tanto, pensando a come lui volle rivolgersi solo agli israeliti e a come gli undici erano ripiegati e dubbiosi. Ha dei limiti perché significa accettare l’imbarazzo dell’incontro con un altro invece che confidare nei legami acquisiti, testimoniare invece che fare proselitismo, diffondere la Parola invece che perdersi nel comunicare.

Questa novità dipende da quel potere che la festa dell’Ascensione celebra, il “potere” che Gesù non si procura ma che ricevette quando meno se l’aspettava: “«A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra»”. Fa eco a questa frase la domanda del “Padre nostro” che la santificazione del nome, la venuta del Regno, e la poiesi della volontà del Padre sia fatta “come in cielo così in terra”.

Significa che chiediamo aiuto per poter rispondere a Dio come il Figlio risponde al Padre. Il Cielo non è la stratosfera ma la comunione e la libertà delle persone divine. Vivere come il Figlio la relazione con Dio nello Spirito è conformarsi, dare attenzione, farsi prossimo perché altri possano sperare, credere e amare anche attraverso degli arnesi come noi.

Affidamento della Diocesi alla Madonna di Fiorano da parte di Mons. Arcivescovo

Mercoledì 13 maggio alle ore 20.30 nella Basilica Minore della Beata Vergine del Castello di Fiorano, l’Arcivescovo Erio Castellucci presiederà la S. Messa che si concluderà con l’Atto di affidamento a Maria in diretta su TvQui (canale 19 del digitale terrestre e in diretta streaming su www.tvqui.it).

Quella sera ci collegheremo assieme per assistere a questo evento di grazia

Preghiera ai Santi patroni Lazzaro e Bartolomeo

Di seguito il testo della preghiera che il sig. Sindaco Luciano Biolchini reciterà oggi alle ore 12:00 nella chiesa plebana di San Bartolomeo per invocare la protezione sulla nostra città.

Cari concittadini, in questi momenti difficili anche per la nostra comunità ci affidiamo e ci aggrappiamo alle cose più vere, affetti, ricordi, sentimenti

Per i credenti importante è chiedere protezione.

Vi chiedo, credenti e non credenti, di attaccarvi ai valori più veri e profondi che avete nel cuore.

Dove sorge la piazza principale del nostro paese esisteva un lazzaretto per i malati ed una chiesa dedicata ai santi Patroni Lazzaro e Bartolomeo

A nome vostro oggi chiedo l’intercessione dei Santi patroni Bartolomeo e Lazzaro perché ci aiutino ad affrontare le fatiche quotidiane di questa pandemia e ci guidino per assistere i malati e sostenere quanti stanno facendo del loro meglio per superare tale situazione.

Signore, Gesù Cristo, hai percorso città e villaggi “curando ogni malattia e infermità.”

Al tuo comando, i malati erano guariti.

Vieni ora in nostro aiuto, nel corso della pandemia da coronavirus, affinché possiamo sperimentare il tuo amore che guarisce.

Per intercessione dei nostri protettori Lazzaro e Bartolomeo:

Guarisci coloro che sono ammalati per il virus.

Possano riacquistare forza e salute grazie ad assistenza sanitaria qualitativa.

Guariscici dalla nostra paura, che impedisce alle nazioni di lavorare insieme e ai vicini di aiutarsi reciprocamente.

Guariscici dal nostro orgoglio, che può farci presumere invulnerabilità rispetto ad una malattia che non conosce confini.

Santi Patroni restate al nostro fianco in questo tempo di incertezza e di dolore.

Siate accanto a coloro che ci hanno lasciati a causa del virus. Possano riposare nel Signore, nella pace eterna.

Siate accanto alle famiglie dei malati e delle vittime. Nella loro preoccupazione e sofferenza, difendeteli dalla malattia e dalla disperazione. Possano fare esperienza della pace di Cristo.

Siate accanto ai medici, agli infermieri, ai ricercatori e a tutti i professionisti della salute che, correndo rischi per sé, cercano di curare ed aiutare le persone colpite. Possano conoscere la Vostra protezione e pace.

Per Cristo Nostro Signore. Amen

Santi Lazzaro e Bartolomeo pregate per noi

Nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen

Storia dell’antico ospedale di San Lazzaro

Dove oggi sorge la chiesa di S. Bartolomeo un tempo esisteva l’antico hospitale santi Laçari de Palude menzionato nelle decime del XIII secolo e in un elenco del 1340. Ma nella prima menzione, quella del 1273, si parla di Casa di S. Lazzaro e questo fa supporre che in origine fosse un lebbrosario (unica testimonianza nell’Appennino), ma venne usato anche come hospitale per pellegrini. Da notare che le rendite delle tre fiere di Pavullo (San Lazzaro, Pentecoste e San Bartolomeo) andavano a beneficio dell’hospitale. Nel XV secolo l’opera principale di questa istituzione fu rivolta ai poveri e divenne talmente importante che nel XVI secolo ebbe i propri statuti; fu il vero protagonista della vita di Pavullo nei secoli XV e XVI. L’ospedale di S. Lazzaro venne distrutto durante il passaggio degli spagnoli nel 1522 e le rendite andarono al sostentamento dei poveri. Nel 1686 venne compiuta la ristrutturazione della chiesa dell’hospitale che venne intitolata a S. Lazzaro e S. Bartolomeo. La chiesa di S.Lazzaro è ricordata in documenti della metà del XV secolo, quando il patrimonio dell’ospedale viene notevolmente arricchito grazie al contributo della provincia del Frignano e del conte Cesare Montecuccoli e in una bolla del Papa Paolo III del 1537 si parla diffusamente della chiesa dell’ospedale e dei servizi che essa deve prestare agli infermi ivi ricoverati. Agli inizi del 1600 si assiste alla decadenza dell’ospedale di S.Lazzaro e nel 1686 i beni dello stesso vengono ceduti ai Padri Scolopi delle scuole Pie di Modena, chiamati a Pavullo per l’istruzione dei giovani. Nello stesso tempo le vaste aree circostanti l’ospedale di S.Lazzaro, utilizzate per lo svolgimento delle grandi fiere e mercati, diventano sede stabile di mercanti, artigiani e addetti vari, dando origine allo sviluppo urbanistico di Pavullo e consentendo a questa comunità di sopravanzare sul piano socio-economico tutte le altre esistenti nel territorio.
Antico ricordo dell’hospitale di san Lazzaro rimane vicolo San Lazzaro nei pressi della piazza Montecuccoli.

Memori di una storia di comunità dedicata al prossimo, sia malato che viandante, forti di un presente che vede nei nostri ospedali e strutture la cura per il prossimo, ci prepariamo a invocare la protezione dei santi Patroni Lazzaro e Bartolomeo sulla nostra città. 
Possa il Signore usarci misericordia!!!

Preghiera d’intercessione ai Santi Patroni

Domani alle ore 12:00 trasmetteremo in diretta la preghiera d’intercessione che il primo cittadino, il Sig. Sindaco Luciano Biolchini eleverà ai santi Patroni Bartolomeo Lazzaro, a cui era dedicata la prima chiesa ed il lazzaretto nell’insediamento di Pavullo, chiedendo aiuto e protezione per la nostra città!!!

Domenica trasmetteremo in diretta due sante Messe:

alle ore 9:00 dal nostro ospedale cittadino. Pregheremo con e per i malati, collegati dalla telecamera interna e dagli interfoni, e chiederemo aiuto e protezione per i nostri operatori sanitari.

alle ore 18:00 dal coro interno della chiesa di Santa Croce.

dirette sia sulla pagina Facebook che sul canale Youtube

Comunicato Diocesi di Modena-Nonantola

Per contrastare la diffusione del “coronavirus”, che sta interessando anche l’Emilia Romagna, il Presidente della Regione ha firmato oggi, domenica 23 febbraio, un’ordinanza che sospende fino al prossimo 1 marzo:
– le manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di aggregazione in luogo pubblico o privato, anche di natura culturale, ludico, sportiva, ecc., svolti sia in luoghi chiusi che aperti al pubblico;
– la sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di ogni ordine e grado nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani ad esclusione dei medici in formazione specialistica e tirocinanti delle professioni sanitarie, salvo le attività formative svolte a distanza.
– la sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, dei beni culturali e del paesaggio, nonché dell’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso libero o gratuito a tali istituti o luoghi.
– la sospensione di ogni viaggio di istruzione sia sul territorio nazionale che estero.
In considerazione di tale ordinanza, sentito anche il Prefetto di Modena, nei territori dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola e nella diocesi di Carpi le parrocchie e gli enti ecclesiali sospenderanno le attività che rientrano nell’elenco indicato dalla Regione. Sono inoltre sospese le celebrazioni liturgiche feriali per l’intera settimana da lunedì 24 febbraio a sabato 29 febbraio compreso. Per quanto riguarda le Messe prefestive di sabato 29 e le Messe festive di domenica 1 marzo, verrà diffuso un aggiornamento entro giovedì sera. In sostituzione della celebrazione del Mercoledì delle Ceneri, il 26 febbraio, i fedeli sono invitati ad un momento di preghiera e meditazione personale e in famiglia, anche con l’ausilio delle celebrazioni trasmesse alla radio e alla televisione. I funerali si celebrino in Chiesa chiedendo la presenza di un numero ristretto di persone. È opportuno sospendere per l’intera settimana le benedizioni annuali alle famiglie.
+ Erio Castellucci

Domenica 8 Dicembre: orari

Le sante Messe vengono tutte celebrate nella chiesa di Santa Croce agli orari consueti:

8:00

9:00

10:00

11:00

12:00

18:00

Alle ore 16:00 la recita del Rosario guidata dal gruppo di Monteobizzo

alle 17:00 la Adorazione eucaristica ed i vespri della solennità

Durante la mattinata il mercatino di solidarietà alla Caritas parrocchiale da parte del gruppo di Monteobizzo

Rassegna di Natale

Con ’emozionante concerto degli Anuna, Coro Nazionale Irlandese, accompagnato dai partecipanti allo stage ed i ragazzi delle medie della Raimondo Montecuccoli si è aperta la rassegna di Natale organizzata dalle nostre parrocchia e dall’Accademia Musicale del Frignano.

La serata ha visto un susseguirsi di emozioni in canto e di suggestioni che hanno coinvolto i 500 partecipanti al primo appuntamento.

Si prosegue Domenica prossima, 8 dicembre, con una serata dedicata ai canti tradizionali natalizi eseguiti dai cori del territorio sia parrocchiali che non.

Festa di San Francesco: triduo

Da Martedì 1 vivremo il triduo di preparazione alla festa di san Francesco: in chiesa di Santa Croce (frati) tutti i giorni fino al 4 il rosario alle 17:30; la Santa Messa alle 18 ed a seguire la recita dei Vespri.
Venerdì 4, giorno della festa, il programma è il seguente:
Santa Messa alle ore 7:00; Lodi e Ufficio delle letture alle ore 7:30; ore 8:30 e 10:00 Messa; ore 17:00 Adorazione, ore 17:30 Rosario; ore 18:00 Santa Messa