Lettera di don Roberto alle sue comunità

 Pavullo nel Frignano

3 Dicembre  2023

Nella prossimità del mio trasferimento ho pensato di scrivere una lettera, spero breve, alle mie comunità, per poter dire quello che sicuramente non riuscirò a dire nel mio saluto finale e soprattutto per poterlo dire ai più.

Concludo un percorso in se stesso lungo, anche se appare breve, molto significativo per la mia vita.

Penso di poter dire di avere raccolto delle eredità non facili all’inizio del cammino: sono arrivato a Pavullo in un momento molto particolare, pieno di cambiamenti.

I Frati lasciavano dopo tantissimi anni; San Bartolomeo e Monteobizzo vivevano la loro vita di fede in modo separato e a binari paralleli; si percepiva una certa stanchezza per tante visioni, modi differenti, vissuti molto autoreferenziati.

Sono arrivato “giovincello” e pieno di voglia di fare, forse ancora incapace di comprendere anche le conseguenze delle decisioni prese e dei modi utilizzati.

Abbiamo fatto un cammino insieme di diversi anni, un cammino a tratti faticoso, in salita ma bello e soprattutto, per quanto mi riguarda, un cammino vero.

Dico vero perchè le esperienze belle e anche tristi che abbiamo dovuto affrontare ci hanno spesso “spiattellato” davanti la necessità di non fingere finte relazioni ma andare al sodo delle cose, dei problemi e a cercare non le soluzioni veloci e facili ma la via giusta per raggiungere il fine, senza sopraffare nessuno e senza avere l’ansia del risultato.

Mi sono relazionato con tantissimi di voi.

Alcuni sono diventati un punto di riferimento importante per la mia vita: ho potuto contare spesso su di loro anche solo per uno sfogo, uno svago; per trovare un rifugio sicuro, oltre che per realizzare e pensare tanti passi compiuti.

Altri sono state persone con le quali ho veramente costruito quello che abbiamo realizzato perché veri e sinceri collaboratori: persone che amano la chiesa, la loro comunità, che ci tengono alla Fede, che ricordano chi gliel’ha trasmessa, che fanno tesoro dei valori del Vangelo e che, per questo, non si lasciano scalfire da nessuna tempesta.

Ho trovato in tantissimi di voi amici, compagni, gente che non molla la barca nel momento della tempesta o quando non si trova d’accordo con alcune scelte o ancor peggio non trova più un proprio interesse: siete stati per me un vero esempio ed uno sprone a camminare anche nelle situazioni più difficili e complicate.

Ho trovato tantissime persone più riservate, forse anche timide ma presenti ed al loro posto. In tutti questi ho ravvisato una grandissima dignità, passione e franchezza d’animo. Sono state per me un punto di riferimento ed un bellissimo segno: esserci, fare, sentire, senza tanto strepito… un insegnamento bellissimo.

Ho vissuto della vivacità della montagna: non manca mai una occasione per mangiare assieme e per berci dietro qualcosa …forse più spesso il contrario… ma bello così!!!

Per uno come me che non ama cosi tanto mangiare, la bellezza di questi momenti è stata il più delle volte nel farlo spesso  lavorando spalla a spalla.

Ho amato questi tempi: sono stati quelli dove mi sono aperto, ho percepito attenzione, comprensione ed affetto. Il fare assieme per me rimane una delle cose più belle della mia esperienza di vita e di prete: costruire, con i doni che il Signore ci ha dato, cose, esperienze, vissuto; condividere e sorridere.

Credo che le nostre comunità abbiano tantissime capacità, forze, talenti.

Sono sicuramente il risultato del lavoro portato avanti negli anni da tanti testimoni: sacerdoti, religiosi, suore, diaconi, ministri, laici, catechisti, educatori, persone impegnate, genitori e famiglie cristiane. Devo ringraziare tutti. Sono succeduto a figure di spessore nel compito di pastore, ne ho raccolto l’eredità che si fa ancora sentire, e spero di avere dato anche io il mio apporto di crescita a queste comunità.

Voglio quindi ringraziare anche chi mi ha preceduto o chi ha lavorato per il bene di queste comunità; dai nomi più famosi: don Vignocchi e don Braglia, don Gemello, don Paolo e don Luciano, don Emilio, i tantissimi Padri cappuccini che si sono succeduti fino ai Frati Minori del Vangelo ma anche chi ha lavorato nel nascondimento e sottotraccia.

Tante cose ho potuto fare e realizzare ma perchè sostenuto, rafforzato e voluto bene da molti. Vorrei che più che i mattoni rimanessero almeno due cose del mio ministero.

Prima di tutto la passione per la liturgia e l’Eucarestia, compresa la predicazione: sono per me un vero luogo di presenza e di incontro col Signore, un tempo ed uno spazio significati dalla bellezza e dall’alterità, dal mettersi di fronte a Dio più che a noi stessi.

Vorrei anche che rimanesse la mia passione per la vita, il più grande dono che Dio ci ha fatto: una vita che va vissuta riflettendo sul suo valore, sulla sua brevità, sulla sua potenzialità, vissuta con spensieratezza e assaporandone ogni istante senza lasciarsi perturbare troppo dalle difficoltà quotidiane, grandi o piccole che siano.

Concludo spronandovi a proseguire nel cammino: sono sicuro che con don Antonio, col quale mi lega una amicizia di anni e di cammino in seminario, continuerete spediti un percorso di chiesa e di comunione, illuminati dallo Spirito e dal comune battesimo.

Avete dimostrato a tutti come sia arricchente vivere insieme e condividere le gioie e le sofferenze dell’essere comunità, sapendo superare quei campanilismi nocivi e improduttivi o quelle becere convinzioni che spesso hanno trovato e trovano anche in noi preti la loro origine; avete dimostrato che è più bello insieme e soprattutto è più evangelico, anche se faticoso. Solo morendo a noi stessi si rinasce ad una vita nuova!!!

Non demordete e lasciatevi guidare dallo Spirito che spesso scrive cose stupende in mezzo alle note stonate degli uomini.

Sarete sempre a casa vostra ai piedi della Beata Vergine del Castello di fronte alla quale continuerò a benedire il Signore per tutto quanto mi ha dato e per ognuno di voi, tutti, nessuno escluso.

Grazie di cuore, per tutto, davvero!!!

Don Roberto Montecchi