Storia

LA NOSTRA STORIA

La Parrocchia di S.Bartolomeo, pur essendo giuridicamente costituita solo dal 23 ottobre 1786 (decreto del Vescovo di Modena, Tiburzio Cortese), affonda le sue radici nell’antichissima Pieve di S. Vincenzo, che dal VII al XII secolo costituì il centro religioso dell’intera regione montana del Frignano.  La sua esatta collocazione non è del tutto certa, ma con ogni probabilità doveva trovarsi sul monte di S.Vincenzo presso l’omonimo castello sede della giurisdizione civile e amministrativa, nonché militare, per l’intero territorio. Il monte di S.Vincenzo prenderà poi il nome di Monte di Obizzo (Monteobizzo) e oggi Monte della Campana.Con l’affermarsi delle Pievi di Coscogno, Verica e soprattutto di Renno, che assume il ruolo di Pieve di Valle (1157), la Pieve di S.Vincenzo decade a semplice chiesa locale, che dipende da Renno e serve le popolazioni di Monteobizzo e Torricella. Nella Piana di Pavullo, dove non esisteva centro abitato, si trovavano però altre due chiese dipendenti dai monaci benedettini di S.Pietro in Modena: la prima era la chiesa di S.Michele con annesso monastero, citata in un documento del 1132 (Actum in Palude iuxta ecclesiam S.Michaelis) e la seconda la chiesa di S.Maria, menzionata in una carta del 1273, di entrambe però si è persa ogni memoria ed è difficile la loro collocazione nel territorio. In luogo appartato sorgeva poi l’ospizio di S.Lazzaro, di cui si ha traccia in due lasciti testamentari del 1273 e del 1278. Questa struttura nata per ospitare viandanti e pellegrini che percorrevano la strada Modena-Pistoia, via di comunicazione di grande importanza che univa il Nord al Centro d’Italia e in particolare con Roma, assunse poi il ruolo di ospedale e lebbrosario e con il suo sviluppo vide anche il sorgere di una cappella al proprio interno, dedicata ai santi Lazzaro e Bartolomeo, nelle cui  ricorrenze si svolgevano fiere e mercati di notevole rilievo. La chiesa di S.Lazzaro è ricordata in documenti della metà del XV secolo, quando il patrimonio dell’ospedale viene notevolmente arricchito grazie al contributo della provincia del Frignano e del conte Cesare Montecuccoli e in una bolla del Papa Paolo III del 1537 si parla diffusamente della chiesa dell’ospedale e dei servizi che essa deve prestare agli infermi ivi ricoverati. Agli inizi del 1600 si assiste alla decadenza dell’ospedale di S.Lazzaro e nel 1686 i beni dello stesso vengono ceduti ai Padri Scolopi delle scuole Pie di Modena, chiamati a Pavullo per l’istruzione dei giovani. Nello stesso tempo le vaste aree circostanti l’ospedale di S.Lazzaro, utilizzate per lo svolgimento delle grandi fiere e mercati, diventano sede stabile di mercanti, artigiani e addetti vari, dando origine allo sviluppo urbanistico di Pavullo e consentendo a questa comunità di sopravanzare sul piano socio-economico tutte le altre esistenti nel territorio.  Nel 1682 Pavullo si era staccato da Torricella costituendosi comune autonomo e nel 1686, sotto la direzione di A. Loraghi, si costruisce la nuova chiesa di S.Lazzaro e S.Bartolomeo, sulla base della preesistente. Nel 1700 la crescita di Pavullo prosegue inarrestabile e ha una popolazione di gran lunga superiore a Monteobizzo (alla fine del ‘700 Pavullo conta 427 abitanti, contro i 147 di Monteobizzo e i 46 di Torricella) e dopo varie insistenze il Vescovo di Modena Tiburzio Cortese, con decreto del 23 ottobre 1786 e con approvazione ducale, istituisce la nuova Parrocchia di S. Lazzaro e S.Bartolomeo: nasce così la nostra comunità parrocchiale. 

Il 29 ottobre 1817 è soppressa la Parrocchia di Monteobizzo, che insieme a Torricella viene aggregata a Pavullo. Il 3 ottobre 1856 la nostra comunità parrocchiale si arricchisce della presenza dei Padri Cappuccini che inaugurano il convento e consacrano la loro chiesa, voluti dal duca Francesco IV, sin dal 1845. Il 17 novembre 1926 la Parrocchia di Pavullo è eretta a in Plebana comprendendo le parrocchie di Verica, Niviano, Crocette, Castagneto, Iddiano, Miceno, Frassineti, Sassoguidano, Camurana e Monteobizzo. Da allora la nostra Parrocchia ha avuto momenti di grande vivacità pastorale, come i congressi eucaristici del  1930 e 1947 e la manifestazione mariana del 1950, ed altre iniziative che la resero punto di riferimento per le parrocchie della montagna. Purtroppo, dopo il 1960, la ricostruzione della chiesa di pietra non è bastata per arrestare la grande diminuzione della pratica religiosa. Ma dobbiamo essere fiduciosi, perché la storia dell’uomo è la storia di Gesù che continua a camminare lungo le strade di Pavullo.

La Storia della Chiesa di San Bartolomeo

Quando nel XVII secolo nella piana di Pavullo aumentarono i movimenti di merci e di persone si ebbe un naturale incremento di popolazione e si avvertì normale l’esigenza di avere anche la chiesa. Il ‘600 è un secolo di intensa attività religiosa che vide anche nel nostro territorio la costruzione di molti edifici religiosi. Si pensò allora di ristrutturare ed ampliare l’antica cappella del vecchio ospedale di San Lazzaro, per farla diventare una vera e propria chiesa. Solo nel 1690 la chiesa rinnovata cominciò ad essere officiata. L’edificio, come tutte dell’epoca, era a navata unica di larghezza piuttosto contenuta, coperta con una volta a botte sufficientemente alta e slanciata, e presentava tre piccole cappelle sui lati. Il tetto era a capanna con due falde e negli spigoli esterni della facciata risaltavano le pietre angolari. Il presbiterio era poco sviluppato con l’abside tronca per mancanza di spazio sul retro della chiesa. L’edificio sorgeva sul fronte della strada, leggermente obliquo rispetto alla via Giardini, in una posizione più vicina alla sede della banca rispetto a quella attuale. L’entrata principale si affacciava sulla via Giardini ed era arricchita da un bel portale barocco. Sul lato sinistro, in posizione arretrata, sorgeva il tozzo campanile, che si innalzava poco oltre la chiesa. Nel tempo la nostra chiesa subì vari lavori di riattamento e di restauro fino a quando, nel 1929, fu quasi completamente ristrutturata in occasione della sua consacrazione.  Al termine della II guerra mondiale, la notte del 22 aprile 1945, i tedeschi, in ritirata, minarono la via Giardini, la sola via di transito esistente a quel tempo, nel tratto di strada prospiciente la Chiesa ed il Municipio. La devastante esplosione distrusse quasi completamente la vecchia chiesa e l’attigua canonica, mentre il campanile resistette alla violenta onda d’urto. La volontà dei pavullesi di ricostruire subito la chiesa si scontrò con il difficile periodo del dopoguerra, la carenza di fondi e le lungaggini burocratiche. Il progetto, approvato del 1952 solo nel 1954 trovò gli adeguati finanziamenti statali. I lavori iniziarono con la completa demolizione dei fabbricati esistenti con notevoli opere di sbancamento per collocare la nuova chiesa in posizione più arretrata e in asse rispetto alla strada e ricavare così, sul davanti, uno spazio adeguato da adibire a sagrato. 

L’imponente facciata, di ispirazione romanica, a due salienti, porta in alto al centro un grande finestrone circolare, con al di sotto un ampio spazio vuoto forse previsto per la collocazione di un bassorilievo o di un motivo ornamentale. E’ completata da tre piccole monofore. L’interno è ad una sola grande navata. Contiene diverse opere di Artisti locali come Covili e Babbini,  oltre ad altre più antiche come la Madonna della Neve di Sassoguidano ed il crocefisso della antica chiesa.

Il 19 marzo 1960 la chiesa fu benedetta e aperta al culto alla presenza dell’Arcivescovo di Modena, Mons. Giuseppe Amici, dopo un a solenne processione partita dall’asilo Tonini. L’avvenimento è ricordato dalla pietra angolare murata in facciata. A partire dal 1961 iniziarono i lavori per il campanile.

Nel 1999 a seguito di diversi lavori di sistemazione si è approntato un adeguamento liturgico del presbiterio, su disegno dell’architetto Massimo Pozzi e per volere dell’arciprete Mons. Gianni Vignocchi, con la erezione di un nuovo altare ed un nuovo ambone in marmo rosso; la realizzazione delle sedute della sede del presidente e concelebranti in legno, l’installazione di vetrate e tabernacolo di Padre Costantino Ruggeri; l’installazione del Crocefisso dipinto e donato da Gino Covili.

Negli ultimi anni, dal 2014 ad oggi, si sono ammodernati l’impianto di illuminazione su disegno della ditta Targetti, famosa per avere elaborato e realizzato illuminazione su Notre Dame de Paris; il Salone dei Cinquecento a Firenze, i nuovi Uffizi, Campo dei Miracoli a Pisa, La Vienna State Opera e molte altre. E’ stato sostituito l’impianto audio ed ultimamente è stato cambiato completamente l’impianto di riscaldamento con pedane radianti e nuova centrale termica, oltre alla messa a norma dell’adduzione gas.

Storia della Chiesa di Monteobizzo

L’edificio attuale è una costruzione quattrocentesca, consacrata secondo la tradizione nel 1468, rimaneggiata nel Seicento, come tramanda la data scolpita sull’architrave del portale d’ingresso, ANNO DOMINI 1650. L’interno ad una sola na- vata conserva un altare della Madonna del Rosario e la campana che un tempo era collocata sulla torre del sovrastante monte omonimo. Si conservano inoltre nell’altare laterale di sinistra un’ancona li- gnea con quadro della Madonna del Rosario e nel presbiterio dell’altare maggiore un quadro di Adeodato Malatesta raffigurante la Madonna. L’interesse maggiore tuttavia è rivolto alla parte esterna dell’abside, una delle testimonianze più preziose del romanico frignanese. Perfettamente costruita con la tecnica dell’opus quadratum, nella parte superiore è ornata da una serie di singolari archetti pensili sui cui peducci sono scolpite in modo alterno figure mostruose e teste di animali con il corpo sotto l’arco. Gli animali provengono da direzioni opposte fino ad incontrarsi al centro: a sinistra fiere aggressive che digrignano i denti e mostrano gli artigli; a destra bestie dall’aspetto mansueto. Nella simbologia cristiana medievale è la rappresentazione della lotta tra il male (la morte, il peccato) e il bene (la vita, la salvezza). Alle estremità della fascia di archetti sono scolpite ma- schere antropomorfe.

La chiesa attuale è l’erede della medievale pieve di Paule o Palude, che nel XII secolo, per motivi politici e logistici, perse la sua preminenza eccle- siastica nel Medio Frignano a favore della chiesa di S. Giovanni Battista di Renno, cui nel 1157 fu trasferito il titolo di pieve.

Negli ultimi anni si è provveduto al restauro dell’Abside, sia con il recupero interno delle antiche decorazioni e la riapertura della finestrella quadrilobata, sia con il restauro conservativo delle sculture esterne ed il loro consolidamento. Contestualmente è stata riaperta l’antica porta a lato del presbitero e dotata di una grande vetrata così come si è ritinteggiata l’intera chiesa ora dotata anche di moderno impianto d’illuminazione.

Ciliegina sulla torta sono le due nuove icone rappresentanti i santi Patroni Vincenzo ed Anastasio, dipinte dalla comunità di don Dossetti a Montesole. Mancavano le immagini dei santi titolari della chiesa ed ora si può dire sia stata colmata tale lacuna.